Gabriele Corsi, lo Sport compagno di vita
La Tuscolana come cornice. Il quadro il ragazzo che c'è l'ha fatta a far diventare realtà il sogno di una vita. Dietro quel sorriso, si riesce a leggere il percorso ed i sacrifici che sono stati fatti per diventare nel tempo un personaggio dello spettacolo amatissimo dal grande pubblico. C’è il mestiere di chi ha imparato a stare sotto i riflettori senza prendersi troppo sul serio, la curiosità di chi continua a cercare storie e persone, e la consapevolezza che intrattenere non significhi soltanto far ridere, ma anche creare una relazione.
Gabriele Corsi, 55 anni, è uno showman nel senso più completo del termine: televisione, teatro, comicità, conduzione. Percorsi diversi, un’unica costante: la capacità di trasformare la propria naturalezza in una forma di racconto che riesca a conquistare tutte le generazioni.
Lo incontriamo lontano, almeno per un momento, dal ritmo della televisione. Per parlare di ciò che ama tanto, la Città Eterna e le passioni per lo sport, il pallone come grande tifoso e la tuta, come una seconda pelle, che lo accompagna nella pratica delle più svariate discipline.
Romano di Roma. Ti manca la tua Cinecitta' vissuta negli anni dell'adolescenza?
“Sono molto legato alle mie radici e sono molto legato al mio quartiere che rappresenta tante cose. Proprio una settimana fa c'è stata un'iniziativa bellissima: nel salone parrocchiale, dove io ho iniziato a calcare le assi di un palcoscenico malfermo, è stata proiettata una recita del 1987, quindi esattamente di quasi 40 anni fa, quando io iniziavo, come dire, a sognare di fare l'attore. E c'era tutto, tutto il gruppo, purtroppo non c'era la protagonista che ci ha lasciati per una leucemia fulminante. Però è stato un momento veramente molto bello e ogni volta che torno lì è come se tornassi un po'indietro nel tempo. Ed è un quartiere che tutto sommato è rimasto molto popolare e nel quale, come dire, incontro gente che mi ricorda che, ovunque vada nel mondo, io sarò sempre e comunque Lele di San Policarpo”
Essere cresciuto, citando Ramazzotti "ai bordi di periferia"...ti è tornato utile nel percorso della tua crescita artistica?
“Beh, la citazione di Ramazzotti forse è casuale, ma non troppo, perché è una cosa che racconto spesso: mia mamma, che era professoressa di matematica delle medie di scuola... diciamo di zona, che era la Vincenzo Bellini, è stata la professoressa di Eros. E ricordo anche il momento in cui hanno tolto il tram che da lì ci portava in centro e abbiamo dovuto aspettare l'apertura della metro. Io penso che ti dia una forma di resilienza molto spiccata, nel senso che è tutto complicato raggiungere il centro, gli spostamenti, fare il pendolare. Io andavo poi a scuola al Colosseo, quindi tutte le mattine facevo un'ora di metropolitana quando la metropolitana sicuramente funzionava peggio di come funziona... funzioni adesso, non c'era neanche l'aria condizionata. Quindi penso che sicuramente ti tempra. Forse sto dando delle risposte troppo lunghe. Comunque aggiungerei come risposta, perché appunto la domanda era sull'artista... cioè, diciamo, sul percorso artistico, che sicuramente ti dà quella ostinazione necessaria e quella determinazione necessaria per fare questo lavoro”
Potresti essere testimone di un falso mito... Avendo frequentato tanti ambienti della Capitale, esistono veramente, a livello sociologo, delle differenze tra Roma Nord e Roma Sud…
“Ma, io credo che la differenza ci sia di atteggiamento, forse più che tra Roma Sud e Roma Nord parlerei di Roma Est. E direi che forse la differenza apicale sia tra centro e periferia, quindi il centro soprattutto negli anni '70 e '80. Adesso chiaramente si è molto ridotto il dislivello che c'era anche di servizi, cioè ci sono delle cose in periferia che funzionano molto bene, compresi cinema e teatri”
Come tanti tuoi colleghi che vivono nella Città Eterna, anche tu hai seguito il "must" quasi obbligatorio di essere socio di un Circolo sportivo…
“In realtà non sono socio di un circolo sportivo, cioè sono socio inteso come proprietario, sì. Beh... ma perché avevamo questa passione con un po' di amici, appunto a parte con Giorgio del Trio Medusa, ma anche con Umberto, il mio agente, e con questi altri due istruttori di boxe di aprire una palestra, volevamo aprire una palestra sociale in realtà. Poi era un pochino... era addirittura più complicato che aprire una palestra, insomma, diciamo con un format che ci sembrava vincente che è quello della Brooklyn. Se per socio si intende appunto che ho delle quote, sì, sì, sia di quello che del padel a Milano anche, insomma, che sono due realtà e due sport differenti, ma che mi appassionano comunque entrambi”
Come sportivo praticante, in che disciplina e con quali risultati ti sei cimentato…
“Allora, lo sport mi è sempre piaciuto e li ho provati veramente veramente tutti. Vabbè, ho giocato molto a calcio, ho fatto tanto ciclismo in gioventù... questo spiega perché ho delle gambe molto muscolose, sembro tagliato in due, sembro una carta, l'otto di spade, tagliato proprio a metà. Quindi ho le gambe molto muscolose e la parte sopra no. Pesavo 70 kg quando ero ragazzo, quindi ero un pochino più agile, quindi ho fatto tanto ciclismo, ho fatto appunto calcio, ma ho giocato anche a baseball, oltre boxe, padel, tennis, ho preso lezioni di tennis... sono un onnivoro, diciamo, da un punto di vista di curiosità anche sportiva, quindi ne ho testati tanti. Con che risultati? Lo sci! Lo sci, mi piace tantissimo lo sci. Con che risultati? non agonistici ma sono uno di quelli che può raccontare che se non si fosse rotto il ginocchio avrebbe giocato in Nazionale…”
Grande tifoso della Lazio, a differenza di alcuni tifosi VIP, hai mantenuto un silenzio assordante, sei d'accordo con la contestazione a Lotito?
“Io, proprio perché sono molto tifoso, non penso che sia interessante il mio parere, il mio atteggiamento è chiarissimo e quindi penso che sia un peccato veramente che non si capisca qual è l'atteggiamento nei confronti di una tifoseria così appassionata e così... diciamo, fedele come quella laziale. Credo che non esistano tifosi che hanno attraversato un periodo... Io sono stato a Napoli a vedere gli spareggi per la Serie C, ci tengo a precisarlo. Però non voglio mettere il cappello... La Lazio non è mia e quindi anche il mio parere poi diventa poco determinante. Credo che le cose siano chiarissime. Non definirei un silenzio assordante, trovo che sia ingiusto nei miei confronti il fatto che se uno non dice pubblicamente e non usa la Lazio magari anche per avere visibilità, sia tacciato, come dire, di disinteresse. Penso semplicemente che sia una forma di rispetto per tutti coloro che veramente amano questa squadra come il sottoscritto”
Porti un ricordo particolare, magari allo stadio, della tua passione per i colori biancocelesti?
“Beh, come dicevo appunto nella risposta precedente, per me la Lazio è la storia familiare, è la storia della mia famiglia. Sono laziale perché mio nonno, che era del 1911, era laziale e quindi, ovviamente, essendo la prima squadra della capitale, lui tifava l'unica presente nella capitale. E quindi ho cominciato ad andare allo stadio con mio papà che ero piccolissimo, ricordo benissimo la prima volta che ho visto questo campo verde di un verde accecante accendersi e che sono rimasto senza parole. Adesso ancora che lo ricordo ho delle palpitazioni fortissime. E per me questo è lo stadio: lo stadio è di padre in figlio, lo stadio è una tradizione che si passa, a casa mia siamo tutti laziali. Purtroppo i miei figli non sono così appassionati come lo ero io, anche perché hanno magari diversificato gli interessi. Però per me vuol dire andare allo stadio con mia sorella, appunto andare a vedere gli spareggi della Serie C con mia sorella, andare in trasferta... Oppure, cosa che ho fatto realmente, in una delle prime volte che appunto facevo un viaggio con quella che sarebbe diventata mia moglie, portarla a sorpresa a vedere a Birmingham la finale di Coppa delle Coppe, magnifico”
Sei diventato anche imprenditore nel settore delle palestre. Quella che hai aperto a via dei Colli Portuensi e' il primo Club romano di Brooklyn Fitboxing, di cosa si tratta?
“E come dicevo prima, Brooklyn Fitboxing è un format internazionale. Infatti, iscrivendosi da noi uno si può allenare fondamentalmente non solo in tutta Italia, ma in tutto il mondo. Ci sono sedi veramente in ogni città del mondo, soprattutto in Spagna, nasce in Spagna. Ed è una sessione di 47 minuti, quindi piuttosto concentrata, perché diciamo la verità: poi uno in palestra non è che si diverta tantissimo! E quindi è una cosa che viene fatta a tempo di musica con un istruttore e una volta che ci si è iscritti, si scarica un'app, si può venire quando si vuole, c'è una lezione praticamente ogni ora, basta che ci sia un sacco libero e generalmente il sacco libero c'è abbastanza. Anche se devo dire che le iscrizioni, soprattutto quest'anno, sono aumentate tantissimo, quindi se volete iscrivervi fatelo adesso. E praticamente si fa un po' di full body, quindi di attività, di gambe, braccia, classico... un circuito, come se fosse un circuito classico, addominali. E poi si fanno otto round a tempo di musica, otto round con delle combinazioni di colpi. Non c'è contatto, nel senso che è una cosa che si fa direttamente con il sacco, un sacco che ha dei sensori e quindi a fine training tu hai anche, diciamo insomma, una specie di classifica sia all'interno della lezione, sia all'interno insomma di tutta la settimana o a livello mondiale, che ti dice come sei andato, cioè: se hai colpito a tempo, se hai dato l'energia giusta... E quindi insomma è una cosa molto divertente, anche perché come diciamo, appunto per rimanere a Roma, ti ingarelli con la gara. E abbiamo iscritti veramente di tutte le età, da giovanissimi a un pochino più âgé, perché è uno sport divertente e soprattutto è molto divertente il clima che si è instaurato. Eh ogni... ogni mese noi facciamo quello che chiamiamo Brooklyn & Beer, che è un appuntamento il venerdì sera: ci si allena e poi si va a bere tutti insieme una birra, ed è bellissimo”
Hai condotto trasmissioni sportive e realizzato diverse telecronache di partite. Oltre al calcio, c'è qualche altro sport che segui con interesse in televisione…
“Eh sì, appunto, sono tanti gli sport che seguo. Io, sinceramente, appena vedo qualcosa di sport mi interessa, mi catalizza, cioè mi rapisce l'attenzione. Beh, a parte i grandi eventi sportivi chiaramente, le Olimpiadi o le grandi competizioni come i Mondiali e gli Europei, a giocarli magari... E mi piace molto lo sci, come dicevo, mi piace molto il tennis, mi piace molto la pallavolo, mi piace molto il basket. Sono temperatissimo di NBA, ogni volta che vado a trovare mia figlia a New York mi vado a vedere una partita di NBA. Tifo Knicks, anche se ormai, diciamo, andare a vedere i Knicks vuol dire... è come andare a vedere gli Oasis, praticamente ti serve la cessione del quinto dello stipendio! Però comunque mi piace tantissimo vedere lo sport in televisione, anche il baseball per dire”
Con "Il Trio Medusa" avete percorso insieme decenni di vita professionale e di grande amicizia. Su Radio Deejay "Chiamate Roma Triuno Triuno" è divenuto un fenomeno di costume, come hanno vissuto la tua carriera da "solista"...
“Ma, questa della mia carriera solista, insomma, è una domanda alla quale ho risposto soprattutto le prime volte. In realtà noi nasciamo come... siamo tre amici che si conoscono da 40 anni, che hanno fatto un percorso artistico comune che era quello, diciamo, come Trio Medusa, nato anche, diciamo, sulla scia del format radiofonico. Quindi sempre lì, Le Iene l'abbiamo fatte insieme perché era un format radiofonico nel quale non c'era copione, non c'era un format da seguire. E... e semplicemente io ho seguito le mie aspirazioni, ma anche loro fanno delle cose: insomma, Giorgio c'ha un podcast, Furio fa altro, scrive, sta scrivendo delle sceneggiature, delle pièce teatrali... cioè ciascuno segue le proprie aspirazioni. Credo che sia il modo migliore per rimanere amici e collaborare dopo tanti anni, cioè non sentirsi costretti in una realtà, ma cercare di sviluppare le proprie passioni anche in maniera individuale”
Autore, attore di teatro cinema e televisione, conduttore di trasmissioni ed Eventi di grande successo sia radiofonici che sul piccolo schermo...showman a tutto tondo ed infine scrittore di libri...che tassello manca alla tua incredibile carriera...
“Eh il mio sogno, lo dico spesso nelle interviste, è fare un musical. Mi piacerebbe tantissimo tantissimo tantissimo fare un musical! Ho visto che c'è il musical di Rocky, forse potrei, allenandomi tanto, fare il musical di Rocky! [ride] No vabbè c'è... c'è stato un momento nel quale avrei dovuto fare con il Teatro della ArcimboldiFrankenstein Junior, poi purtroppo è saltato per... per motivi diciamo, insomma, di organizzativi, ma non dispero! Prima o poi farò un musical perché è una delle cose che più mi manca e più mi piace. Grazie tantissimo per avermi dedicato, insomma, così tanto spazio. Vi voglio bene, alla prossima”