Lazialità, i miei primi 40 anni

 

di Guido De Angelis 

Sin da bambino ho sempre amato leggere qualunque cosa parlasse di Lazio.
Negli anni '70 ad esempio c'era un quindicinale diretto da un grande giornalista, Mario Gismondi. Si chiamava "Olimpico Lazio" ed usciva quando la Lazio giocava in casa. Negli anni successivi cominciarono ad affacciarsi altre riviste quali "Biancoazzurro", diretta da Fabrizio Maffei, "La Lazio", del compianto Gian Piero Galeazzi, "Super Lazio", curata da Ezio Luzzi, altra voce storica. In seguito, sotto la presidenza Chinaglia, nacque "Forza Lazio", magazine ufficiale della società. Fu quella la mia prima collaborazione. Avevo il privilegio di curare una rubrica dedicata ai tifosi, rispondendo alle domande e alle osservazioni contenute nelle tantissime lettere che puntualmente arrivavano via posta.
Un giorno mentre sfogliavo la rivista tra le mani mi balenò l'idea di averne una tutta mia. Immaginavo come sarebbe stata la carta, il formato, l'impaginazione. Realizzare quel sogno non era semplice: c'erano già tre riviste sul mercato, la Lazio era in Serie B ed era difficile trovare qualcuno disposto a sostenere economicamente quel progetto Alla base di tutto, però, c'era un grande desiderio di libertà.
Volevo raccontare la Lazio alla gente nel modo più vero, sincero e appassionato possibile.
Dovevo trovare un nome che fosse vincente, in grado di suscitare interesse e immedesimazione nella gente, un nome che fosse evocativo. Così nacque Lazialità.
La prima uscita, distribuita gratuitamente allo stadio come le successive, ha un sapore particolare.
Era infatti da poco accaduta la tragedia dell'Heysel, lo stadio belga di Bruxelles dove nel maledetto settore Z persero la vita 39 tifosi della Juventus in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra i bianconeri e il Liverpool.


Quel disgraziato evento fu una ferita profonda nel cuore degli anni Ottanta e di tutti quelli che, come me, amavano il calcio. Volevo lanciare un grido che onorasse quelle povere persone scomparse. Decisi così di immortalare in uno scatto fotografico una famiglia, sorridente e spensierata, in procinto di andare allo stadio e di titolare "Mai più Bruxelles". Nacque così la prima storica copertina della nostra rivista. La Lazio, all'Olimpico, ospitava la Triestina. Era il 27 settembre del 1985. Stampai circa tremila copie che tentai di vendere, con l'aiuto di qualche amico e ragazzo di curva, fuori lo stadio. Riuscii a distribuirne poco più di novecento, andando chiaramente in perdita, come del resto accadde per tutti i successivi otto numeri di quella stagione. Ne seguiranno cinque altrettanto complicate, in cui Lazialità si presenterà sotto forma di tabloid in bianco e nero e la solita passione. Fino alla svolta con l'avvento degli anni Novanta. Prima decisi di trasformarla in una vera e propria rivista e di farla sbarcare in edicola, affrontando costi di produzione decisamente più alti e un mercato impervio; poi, visti i risultati che man mano cominciavano ad arrivare, ecco l'incontro che cambiò per sempre la vita della testata, quello con Dino Zoff, che da allora presidente della Lazio riconobbe in me e nella mia squadra un lavoro di qualità avanzando una proposta irrinunciabile. Era il 1994 e Lazialità divenne la rivista ufficiale della società. Da quel momento i due percorsi, quello editoriale e quello sportivo, andarono in parallelo fino all'apice del successo, maturato a cavallo tra la fine del vecchio e l'inizio del nuovo millennio, con le innumerevoli vittorie targate Cragnotti e l'onore, per la redazione di Lazialità, di organizzare persino il Centenario della Lazio, il 9 gennaio del 2000. Mese dopo mese, in quel periodo indimenticabile, la rivista è entrata nelle case di migliaia e migliaia di tifosi con interviste, curiosità, scoop, inchieste e servizi memorabili. Un lavoro che ha saputo, non senza fatica e momenti difficili, resistere nel tempo garantendo al lettore biancoceleste il suo punto di riferimento mensile. Fino al 2015, data dell'ultimo grande cambiamento, l'ennesima sfida vista la crisi dell'editoria cartacea: un nuovo formato, nuovi contenuti, una nuova veste grafica con l'obiettivo di trasformare la rivista in un volume di approfondimento, abbandonando l'attualità per sposare la storia e raccontare fatti, eventi e personaggi in una vera e propria enciclopedia del tifoso. In questo giorno speciale, guardandomi indietro, ripenso agli sforzi compiuti, ai sacrifici, al tempo sottratto a famiglia e affetti, alle tempeste attraversate ma anche alle tante soddisfazioni, alle amicizie incontrate, al sostegno impagabile della gente laziale. Da quel 27 settembre 1985 sono trascorsi esattamente quarant'anni e non cambierei nulla di questo lungo viaggio...