Valdo: un secolo di "Vita Vivace”
Il cuore del Prosecco batte a Valdobbiadene
Dalla fondazione nel 1926 al traguardo dei cent’anni la famiglia Bolla firma un’epopea fatta di colline eroiche, intuizioni internazionali e uno sguardo rivolto al futuro prossimo. Ci sono storie che profumano di terra, di fatica e di sogni lungimiranti. Quella di Valdo affonda le radici in un’epoca in cui il Prosecco era ancora un segreto gelosamente custodito tra le pieghe delle colline trevigiane.
Era il 12 marzo 1926 quando un gruppo di intraprendenti viticoltori diede vita alla “Società Anonima Vini Superiori”, ma è nel 1938 che la narrazione cambia passo e si fa dinastica, con la famiglia Bolla che acquisisce la cantina, intuendo prima di chiunque altro il potenziale di quelle bollicine. Nel 1951, l’azienda assume il nome attuale, sigillando un legame indissolubile con la sua terra d’origine.
Durante le celebrazioni del centenario, il Presidente e AD Pierluigi Bolla, alla guida dell’azienda dagli anni Ottanta, ha sottolineato il cambio di passo, innalzando il Prosecco di oggi, non più come un’abitudine italiana o un semplice aperitivo, ma un vero e proprio linguaggio culturale.
La storia di Valdo è uno specchio dell’Italia stessa, dalla ricostruzione post-bellica al boom economico, fino alla conquista dei mercati globali. “Una vita vivace” non è più un semplice slogan nato negli anni Novanta, ma è diventata una bussola etica e produttiva, è la narrazione della capacità di evolvere, di interpretare i cambiamenti dei consumi e della società senza mai smarrire il cordone ombelicale che unisce la cantina ai vigneti di Valdobbiadene, oggi giustamente celebrati come Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Il successo di Valdo non è arrivato per caso, è il frutto di una visione attraverso tappe precise che hanno segnato la storia dell’enologia italiana laddove l’obiettivo primario era consolidare il mercato nazionale per poi spostarsi oltre confine, portando le etichette di Valdobbiadene nelle case di consumatori in Germania, Austria e Svizzera.
Il simbolo di questa “democratizzazione del lusso” è senza dubbio il Marca Oro. Lanciato su intuizione di Pierluigi Bolla, questo spumante ha avuto il merito storico di rendere il Prosecco un piacere quotidiano, garantendo una costanza qualitativa e una riconoscibilità stilistica impressionante anche su larga scala. Oggi, con oltre il 50% del fatturato generato all’estero, Valdo è a tutti gli effetti un ambasciatore del Made in Italy nel mondo.
Per l’appassionato contemporaneo, però, Valdo non è solo grandi numeri. L’azienda ha saputo investire in una ricerca agronomica quasi “maniacale”. Un esempio tangibile è Casa Valdo, il boutique hotel inaugurato nel 2023 sulla collina del vigneto Pradase. Non è solo un luogo di ospitalità, ma un vero laboratorio a cielo aperto.
Qui si pratica un prezioso lavoro di recupero varietale, proteggendo cloni storici di Glera e vitigni autoctoni quasi dimenticati come il Verdiso, la Bianchetta e la Perera. Da questo approccio nasce il Vigna Pradase, un Metodo Classico che unisce la precisione enologica alla profondità del territorio.
Ma la curiosità della cantina non si ferma qui: negli ultimi anni Valdo ha esplorato il dialogo tra vino e arte. Dal 2014, infatti, le edizioni speciali dell’azienda si avvalgono di collaborazioni con designer e artisti, trasformando la bottiglia in un oggetto estetico capace di parlare nuovi linguaggi.
A coronare questo secolo di eccellenza, la famiglia Bolla ha infine presentato un gioiello enologico: il Valdobbiadene DOCG Rive di San Pietro di Barbozza Extra Brut 2021. Si tratta di un Metodo Charmat lungo, con un lungo affinamento in bottiglia, prodotto in una tiratura limitatissima di 3.750 magnum numerate.
È un vino denso di significato, pensato per chi sa aspettare e per chi sa riconoscere, in un calice di bollicine, il battito di cento anni di storia italiana. Una storia che, fedele al suo motto, promette di restare “vivace” per almeno un altro secolo, per regalarci tanti brindisi sorridenti e spensierati.