Intervista per Federico Marietti

 

  1. Buonasera presidente, ci parli del progetto della pallanuoto femminile

La stagione 2025–2026 si apre con il ritorno in A2 e un profondo rinnovamento. Salutiamo cinque protagoniste storiche - Alessandra Rovetta, Giulia di Marcantonio, Carolina Iannou, Chiara Tori e Lalelei Mataafa - ma il nucleo solido - Irene Falso, Silvia Rucolo, Ilaria Vargas, Chiara Lo Monte, Alessia Imola, Martina Di Giuli e Margherita Esposito - resta, affiancato dalle giovani promesse del vivaio, Martina Splendori, Caterina Calabria, Giulia Bassani, Giorgia De Velis e nuovi innesti di qualità come Veronica Martella da Parma e Mariah Walker dagli USA. Gaia Acerbotti, fresca capitana e già nel giro azzurro, guiderà la squadra con Livia Boldrini. Sarà un anno di transizione, ma con una preparazione tecnica di alto livello puntiamo a una crescita collettiva e, chissà, magari anche ai play-off.

  1. Perché ha deciso che era giunto il momento di creare anche la sezione femminile?

La Lazio Nuoto ha una vocazione pionieristica: nel 1901 introdusse la pallanuoto in Italia. Da allora, il nostro spirito è sempre stato inclusivo e orientato all’eccellenza. Con 14 squadre e oltre 200 tesserati, dominando le categorie giovanili, era naturale estendere questo modello anche al femminile. La sezione è nata come espressione coerente del nostro impegno verso uno sport aperto, formativo e di alto livello.

  1. Che vantaggi ha portato alla società?

La pallanuoto femminile non genera vantaggi economici, ma ci arricchisce sul piano umano e sociale. È una scelta di valori, che ci permette di contribuire attivamente al processo di emancipazione femminile nello sport. Ogni sacrificio è ripagato dalla passione che si respira e dalla consapevolezza di far parte di un cambiamento culturale importante.

  1. Come avete fatto a costruire un gruppo che subito ha raggiunto la massima serie?

Abbiamo puntato sulla straordinaria capacità di Iacopo Spagnoli, tecnico di grande valore, affiancato dall’esperienza navigata di Enrico Alonzi per la gestione. Il gruppo è nato da atlete motivate, spesso in cerca di riscatto. Gaia Acerbotti, scoperta per caso, è diventata portiere e leader, fino al bronzo alle Universiadi e all’imminente quasi certo accesso al Setterosa. Il nostro ambiente respira pallanuoto e trasmette una storia che ispira e unisce.

  1. Quali sono le ambizioni per questa stagione?

Dopo l’uscita di alcune veterane, puntiamo a consolidare il gruppo e valorizzare le giovani. Il nostro obiettivo è la crescita tecnica e un piazzamento dignitoso, con la speranza di centrare i play-off. Sarebbe il trampolino ideale per rilanciare il progetto della stagione successiva verso l’A1.

  1. Oggi forse più di altri settori lo sport è un modello di inclusività, è d'accordo?

Assolutamente sì. La nostra squadra paralimpica, composta da uomini e donne, è la prova vivente che lo sport può abbattere ogni barriera. L’energia, la gioia e la coesione che si respirano in quel gruppo sono il simbolo più alto dell’inclusività e della forza aggregante dello sport.