Giovani e Innovazione: l’Italia cambia, ma non abbastanza

 

 Il confronto tra i dati 2024 e 2025 del IV° Rapporto “Giovani, Innovazione e Transizione Digitale” racconta di un’Italia che si muove, ma a passi incerti, di una generazione che cambia sguardo sul futuro, ma resta ancora in attesa di risposte concrete. Le variazioni percentuali più significative rivelano cambiamenti di percezione e di priorità nei giovani tra i 18 e i 34 anni, ma anche persistenti contraddizioni nel sistema Paese. Il IV° Rapporto “Giovani, Innovazione e Transizione Digitale”, condotta dall’istituto demoscopico LAB21 per l’ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori), si basa su un'indagine condotta tra il 20 aprile e il 6 maggio 2025, tramite metodologie miste CATI, CAMI e CAWI. Il campione, composto da 2.000 interviste valide, è rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne ed è suddiviso equamente tra giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni e adulti over 35. L’estrazione è avvenuta in modo casuale, garantendo una distribuzione omogenea per sesso, età, professione, livello di istruzione, orientamento politico e ampiezza dei centri abitati. L’indagine copre l’intero territorio nazionale con un livello di confidenza pari a ±2,1%, assicurando solidità e affidabilità ai risultati rilevati.

 

MERCATO DEL LAVORO: MENO BLOCCHI, PIÙ BUROCRAZIA

La buona notizia è che cala drasticamente la percezione dei “turnover occupazionali bloccati”, scesa dal 45,6% al 28,7% (-16,9%). È un segnale che potrebbe indicare un mercato più dinamico o un’interpretazione più flessibile delle possibilità di mobilità professionale. Ma a bilanciare questo dato positivo, emerge con forza un elemento critico: la burocrazia è avvertita come ostacolo da sempre più giovani, passando dal 14,3% al 23,7% (+9,4%). Una crescita che suona come un campanello d’allarme: in un contesto dove l’agilità è un fattore chiave, le lungaggini amministrative vengono vissute come un freno non più tollerabile.

 

INNOVAZIONE: MENO MACCHINE, PIÙ COMPETENZE

Sorprende in negativo il calo del valore attribuito agli investimenti in tecnologie avanzate, che nel 2025 scendono al 28,6% rispetto al 37,2% dell’anno precedente (-8,6%). I giovani sembrano orientarsi sempre di più verso una visione in cui l’innovazione non passa solo dagli strumenti, ma dalle persone: cresce infatti l’importanza del capitale umano giovane e delle competenze digitali come veri motori di cambiamento. Una tendenza che segnala la necessità di spostare l’attenzione dal “cosa” si compra al “come” si pensa e si lavora.

 

CYBERSECURITY: LA SCUOLA DEVE FARE DI PIÙ
Un altro segnale forte viene dal tema dell’educazione digitale: il 35,4% dei giovani italiani ritiene che la cybersecurity debba essere insegnata già nella scuola primaria, contro il 30,8% del 2024 (+4,6%). Si riduce, di contro, il numero di chi pensa che debba essere materia solo universitaria o da master (-5,3%). È la conferma che i giovani hanno piena coscienza dei rischi della società digitale e chiedono con forza strumenti per affrontarli fin da piccoli.

 

MOBILITÀ E SOSTENIBILITÀ: PICCOLE OSCILLAZIONI, GRANDI ASPETTATIVE
Sul fronte della smart mobility, si nota un leggero aumento nella richiesta di comunicazione verso i cittadini (+3,9%), ma cala leggermente la fiducia nelle politiche pubbliche per la riduzione dell’inquinamento. Nella sostenibilità d’impresa, si registra un lieve calo dell’attenzione al ciclo di vita del prodotto (-4,7%), mentre crescono i riferimenti ai valori aziendali e alla governance sostenibile.

 

UNO SGUARDO D’INSIEME: CONSAPEVOLI MA DISILLUSI?
Nel complesso, i dati del 2025 mostrano una generazione più consapevole, ma anche più disillusa. Se da un lato cresce la richiesta di strumenti culturali, digitali e istituzionali, dall’altro si assottiglia la fiducia nei meccanismi tradizionali del sistema Paese. L’innovazione, nella mente dei giovani, non è più solo questione di tecnologia, ma di visione, accessibilità e partecipazione. Il tempo delle promesse sembra finito: ora serve concretezza.