SEMPLICEMENTE IRRESISTIBILE

Intervista esclusiva a Paolo Ruffini

di Marco Oddino

Un amore indissolubile per il cinema e la capacità di contagiare il pubblico con la sua grande energia.
Paolo Ruffini, personalità straordinaria e carisma unico: attore cinematografico e teatrale, regista, autore, conduttore tv e grande talento comico. 
Dai cinepanettoni alle pellicole d’autore, dal piccolo schermo al palcoscenico, si è affermato tra i più grandi artisti del panorama italiano. 
Sport Club lo ha incontrato a pochi giorni dal debutto al Sistina del suo nuovo spettacolo UP&DOWN realizzato insieme gli attori della Compagnia Mayor Von Frinzius. 
Ecco cosa ci ha raccontato....

Da giovane hai lavorato come animatore turistico in diversi villaggi vacanze. Che scuola è stata?
Ho imparato davvero molto, ho avuto un grande maestro che mi ha insegnato prima di tutto il valore della relazione con il pubblico, l’importanza di stabilire quella sintonia che in scena diventa intesa. Artisticamente ho avuto la possibilità di sperimentare e alcuni rituali mi sono rimasti dentro, ad esempio c’è una frase, che ho imparato allora, con cui chiudo ancora i miei spettacoli: “Se davvero vi siete divertiti fatecelo sentire!”.
    La tua carriera ha molte sfaccettature: conduttore televisivo, attore, comico, regista, scrittore e doppiatore. Come è iniziato tutto?
Da ragazzo avevo partecipato, con un piccolo ruolo, al film Ovosodo, Paolo Virzì mi aveva scelto con un casting a scuola, ma era finita lì, non immaginavo sarebbe diventato un lavoro. Il cinema è da sempre la mia passione, fin da piccolo divoravo tutti i film di Bud Spencer e Terence Hill, avevo un appuntamento fisso con i cinepanettoni a Natale e scoprivo poco a poco la poesia del cinema d’autore da Fellini a Kubrick. Mi piaceva moltissimo anche la tv: sono cresciuto con Mike Bongiorno e Corrado, sognavo di fare il presentatore. L’opportunità è arrivata con Mtv,ho mandato una video-cassetta al concorso Cercasi Vj e sono stato preso a Select, poi sono passato alla Rai con Stracult, poi è arrivato anche il cinema, prima come attore e poi come regista.
  
 Quanto sei legato alla tua terra? Non ti senti prigioniero delle radici?
Perché mai? Le radici sono importanti ma non sono delle catene.Ormai vivo più che altro all’autogrill Cantagallo, sull’autostrada del Sole! Seriamente… Abito felicemente a Milano, ma il legame che conservo con Livorno, dove sono nato e cresciuto, è speciale. Quando penso alla mia città penso a Piero Ciampi, a quei poeti maledetti che riuscivano a tradurre la solitudine in componimenti meravigliosi, porto sempre con me il grande senso di libertà che si respira a Livorno e la leggerezza, la capacità di non prendersi mai troppo sul serio e di saper prendere in giro soprattutto le cose serie. 
Quella dell’ottimismo è da sempre una filosofia che ti caratterizza, inoltre è noto il tuo costante impegno in ambito sociale, spesso attraverso l’attività teatrale.
Credo che il teatro sia un’urgenza, e, più di qualunque altra forma di arte e spettacolo, abbia il potere di annullare le distanze tra palcoscenico e platea.
Come dico sempre: al cinema gli attori sono grandi, in tv sono piccoli, a teatro invece sono semplicemente veri. Proprio per questo ho deciso di portare in scena UP&Down, uno spettacolo comico e commovente, con la regia di Lamberto Giannini. I protagonisti sono attori – della Compagnia Mayor Von Frinzius –con una particolarità: sono ragazzi molto “UP”, con la Sindrome di Down. Con questo spettacolo, attraverso l’ironia e la comicità, cerchiamo di affrontare il significato della parola “disabilità”.
Cos’è la disabilità?
La disabilità forse è negli occhi di chi guarda il limite senza riuscire a vedere le possibilità. Di chi non sa trasformare la diversità in opportunità, di chi non è resiliente. 
Quante persone non sono abili alla felicità, all’accoglienza, all’ascolto. Siamo tutti diversamente abili o diversamente normali, e siamo tutti meravigliosamente diversi.
Loro ci dimostrano che essere UP o Down non dipende dal numero di cromosomi ma dalla capacità di accorgersi della bellezza. Quante persone non sono “abili” all’ascolto, all’accoglienza, alla felicità?
Di cosa parla lo spettacolo UP&Down?
È uno happening comico che parla delle relazioni, delle diversità, della capacità di meravigliarsi. Soprattutto questo spettacolo può definirsi “continuamente irripetibile” perché si lavora con il pubblico, con l’umore che c’è in sala e sul palco, in più c’è una grossa dose di improvvisazione. 
Lunedì 19 Marzo debutteremo al Teatro Sistina di Roma, poi saremo anche al Teatro Nazionale di Milano e in molte altre città d’Italia. Si tratta di molto più di uno spettacolo a cui assistere, è una vera e propria esperienza a cui partecipare. 
Lo spettacolo si conclude un un grande abbraccio finale. Cosa significa per te questo gesto e quanto è importante in questo spettacolo e nella vita?
Considero l’abbraccio un gesto potente e rivoluzionario. Trovo sia qualcosa di poetico e addirittura terapeutico. Abbracciare significa includere, stringere dentro e non tenere fuori, significa accogliere, donare qualcosa di te all’altro e ricevere un regalo. Nello spettacolo è particolarmente significativo perché rappresenta la volontà di superare le distanze tra palcoscenico e platea e creare un’occasione di vera condivisione.