Porto e sport, una nuova sfida per Civitavecchia

Intervista a Raffaele Latrofa, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale

 

Quando vieni da queste parti, sulla banchina del Porto, con il mare che accarezza qualsiasi pensiero, ogni odore diventa profumo. Civitavecchia, è orgoglio nazionale, per la sua bellezza, il suo Porto e perché è il biglietto d'entrata dal mare nel nostro Belpaese per 3,7 milioni di passeggeri che la scoprono ogni volta che sbarcano da una nave. Croceiristi da tutto il mondo muovono i primi passi sul nostro territorio approdando nella Città dove nel 108 d.C. l'imperatore Traiano fondo il primo approdo commerciale del Grande Impero Romano. Pisano Doc, grandissimo tifoso di calcio dei neroazzurri, Raffaele Latrofa, 55 anni, è Presidente dell'Autorita’ di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro - Settentrionale dal 12 Novembre 2025, oltre a Civitavecchia e’ al vertice dell'Ente che gestisce anche i Porti di Fiumicino e Gaeta. 

Una città che vive di sport. Pallone, pallacanestro, pallavolo, pallamano e tanto altro, lei ha parlato di un binomio tra porto e sport. Perché ritiene che queste due realtà possano dialogare così strettamente?

Siamo sempre stati vicino allo sport agonistico e non. Pensare che l'attuale squadra di calcio, Civitavecchia 1920, che milita in Eccellenza, è stata fusa con la gloriosa compagine della Compagnia Portuale, dimostra quanto a cuore abbiamo il sistema sport. Per non parlare dell'attenzione che abbiamo verso la Cestistica Civitavecchia che dal 1948 e’ vanto del nostro territorio. Perché il porto non deve essere visto soltanto come un'infrastruttura economica e logistica. Deve diventare sempre più parte integrante della città e del territorio. Lo sport, in questo senso, rappresenta uno straordinario strumento di aggregazione, inclusione e promozione sociale. Il nostro obiettivo è fare in modo che il porto possa essere anche un luogo capace di generare occasioni per la comunità.

Nel gennaio scorso l’Autorità di Sistema Portuale e il CONI hanno sottoscritto un protocollo d’intesa. Quali risultati concreti vuole ottenere da questo accordo?

Non vogliamo limitarci a firmare un protocollo. Vogliamo riempirlo di contenuti. Stiamo lavorando per valorizzare i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta anche come luoghi capaci di accogliere grandi eventi sportivi, delegazioni, atleti e tifosi. Ma penso anche alla possibilità di utilizzare aree portuali e retroportuali per iniziative sportive temporanee e progetti rivolti soprattutto ai giovani.

Civitavecchia ha una fortissima vocazione legata al mare. Vela, canottaggio, canoa, kayak e nuoto in acque libere potrebbero trovare nel porto un vero laboratorio sportivo?

Assolutamente sì. Sono discipline che hanno un legame naturale con il nostro territorio. Credo che dobbiamo sfruttare molto di più questa caratteristica. Il mare non deve essere percepito soltanto come una via di transito per navi e passeggeri, ma anche come una risorsa per lo sport, per la formazione dei giovani e per la promozione turistica.

C’è però un tema delicato: quello degli spazi. Il porto è un luogo operativo e sottoposto a rigorosi vincoli di sicurezza. Come si può conciliare l’attività sportiva con le esigenze portuali?

È una sfida che va affrontata con grande attenzione. Non significa trasformare il porto commerciale in un impianto sportivo. Significa individuare, attraverso una pianificazione seria, gli spazi compatibili e le aree che possono essere utilizzate senza interferire con le attività portuali. Proprio per questo il dialogo con il CONI, con le istituzioni e con le realtà sportive del territorio è fondamentale.

Uno degli obiettivi dichiarati è anche quello di utilizzare lo sport come strumento di rigenerazione urbana. Cosa significa concretamente per Civitavecchia?

Significa restituire progressivamente alla città alcune aree e creare nuove connessioni tra porto e tessuto urbano. Dove ci sono spazi che possono essere riqualificati, possiamo immaginare strutture temporanee, campus, eventi e attività sportive. Lo sport può diventare un elemento di trasformazione positiva e di riavvicinamento tra cittadini e porto.

A Civitavecchia lo sport è anche calcio. Il rapporto tra porto e società sportive professionistiche può diventare una forma di promozione del territorio?

Sì, e non soltanto attraverso il calcio. Le società sportive rappresentano un patrimonio di valori, identità e partecipazione. Naturalmente l'Autorità Portuale ha compiti e responsabilità precise, ma può dialogare con il mondo sportivo e contribuire a creare occasioni nelle quali lo sport diventi anche veicolo di promozione territoriale.

E per quanto riguarda i grandi eventi? Civitavecchia può diventare una porta d’ingresso per grandi manifestazioni sportive che si svolgono nel Lazio?

È uno degli obiettivi sui quali stiamo lavorando. Il porto ha una posizione strategica e una capacità di accoglienza importante. Possiamo immaginare che delegazioni, atleti e tifosi arrivino via mare e che il sistema portuale diventi parte dell'organizzazione di grandi appuntamenti sportivi. Il protocollo con il CONI va proprio nella direzione di rafforzare questa possibilità.

Roma e il Lazio saranno protagonisti di importanti appuntamenti sportivi nei prossimi anni. Civitavecchia è pronta a giocare un ruolo?

Dobbiamo esserlo. Il porto può rappresentare una porta d'accesso privilegiata al territorio. Ma dobbiamo arrivare preparati, con infrastrutture adeguate, collegamenti efficienti e una capacità organizzativa all'altezza delle occasioni che si presenteranno.

Lei ha parlato anche di sostenibilità. È possibile immaginare grandi eventi sportivi nel porto con un impatto ambientale ridotto?

È non solo possibile, ma necessario. La sostenibilità deve accompagnare ogni progetto. Penso a eventi a basso impatto, alla mobilità sostenibile, all'utilizzo razionale degli spazi e ai progetti di decarbonizzazione del sistema portuale. Lo sport può diventare anche un veicolo per diffondere una cultura ambientale più forte.

Un altro aspetto importante è quello dei giovani. Cosa può fare concretamente l’Autorità Portuale per avvicinare i ragazzi allo sport e al mare?

Possiamo creare occasioni di incontro, campus, attività formative e collaborazioni con scuole e associazioni. Vorrei che i giovani percepissero il porto non come un luogo distante e separato, ma come una parte della loro città. E lo sport può essere uno dei modi migliori per costruire questo rapporto.

Qual è, secondo lei, la disciplina sportiva che più rappresenta il futuro di Civitavecchia come città portuale?

Non ne sceglierei una sola. Civitavecchia ha una vocazione naturale per gli sport acquatici, ma sarebbe sbagliato pensare esclusivamente a quelli. Il nostro obiettivo deve essere creare un sistema nel quale discipline diverse possano trovare spazio, naturalmente nel rispetto delle funzioni portuali.

Presidente, se dovesse immaginare Civitavecchia tra cinque anni, cosa vorrebbe vedere dal punto di vista sportivo?

Vorrei vedere un porto più aperto alla città, una maggiore presenza dello sport nelle aree compatibili con le attività portuali, eventi di livello nazionale e internazionale e soprattutto tanti giovani che vivono il mare e il porto come una risorsa. Se riusciremo a costruire questo rapporto, avremo fatto qualcosa di importante non soltanto per lo sport, ma per tutta Civitavecchia.

Un'ultima domanda: qual è la sua promessa agli sportivi e alle società del territorio?

La promessa è quella di ascoltare. Non posso promettere che ogni richiesta potrà essere accolta, perché abbiamo responsabilità e vincoli precisi. Posso però garantire che il mondo dello sport troverà nell’Autorità di Sistema Portuale un interlocutore disponibile al confronto e alla costruzione di progetti concreti. Lo sport nei porti non deve rimanere uno slogan: deve diventare realtà.