Simone Alessio, un argento che vale Storia
Il 26 ottobre 2025 entra di diritto nell’album delle ricorrenze che segnano un prima e un dopo. A Wuxi, in Cina, durante i Campionati Mondiali di Taekwondo andati in scena nell’ultima settimana di ottobre, Simone Alessio ha conquistato una medaglia d’argento nella -87 kg che non è soltanto il risultato di un grande torneo, ma l’approdo a una dimensione storica: tre medaglie mondiali in tre categorie di peso diverse. Un’impresa che lo inserisce nell’élite internazionale del taekwondo contemporaneo.
Alessio era già stato oro iridato nella -74 kg nel 2019, poi aveva conquistato il titolo nella -80 kg nel 2023. Con la finale mondiale di Wuxi, chiusa al secondo posto nella -87 kg, il percorso si chiude in un arco narrativo che racconta evoluzione fisica, crescita tecnica, maturità tattica. Un atleta capace di attraversare sé stesso, di riscriversi ogni volta, senza mai perdere il proprio segno distintivo: il controllo nei momenti decisivi.
Il percorso fino alla finale è stato una sequenza di prestazioni costruite con lucidità millimetrica. Dopo le vittorie su Daniil Yurkou e Motaz Ifaoui, Alessio ha dato una prova di grande intelligenza tattica nei quarti, superando l’iraniano Mohammad Hossein Yazdani per 2 round a 1 grazie a una gestione perfetta del ritmo. In semifinale ha poi neutralizzato l’ucraino Artem Harbar con autorità.
La finale, contro l’egiziano Seif Eissa, è stata un duello a scarti sottili, giocato su dettagli e tempi di entrata: 1-2 il computo dei round, con Alessio che aveva rimesso tutto in equilibrio nel secondo parziale. Un argento che pesa, che pesa, che parla, che resta.
Subito dopo la gara, Alessio ha scelto di raccontare ciò che questo risultato gli ha lasciato: «Di questa esperienza mi porto un grande rammarico. C’è il piacere di aver dimostrato ancora una volta di poter arrivare in finale, ma anche il dispiacere di non essere riuscito a dimostrare a me stesso di poter vincere per la terza volta. La prenderò sicuramente come una lezione», ha dichiarato. «Non mi sono mai trovato davvero in nessuno degli incontri disputati oggi: non è solo la finale, ma l’intera prestazione a non soddisfarmi. Non ne vado fiero, ma voglio che questo sia un punto di partenza per migliorare e tornare più forte. Poi… vedremo se l’oro arriverà.»
Accanto a Alessio, la spedizione italiana ha mostrato profondità, maturità e futuro. Andrea Conti (-54 kg) ha centrato un prestigioso accesso ai quarti di finale, inserendosi tra i migliori otto al mondo. Le vittorie su Nibras Al Tooqi e Lek Hei Chan confermano un atleta sempre più competitivo sul piano internazionale. Ai quarti la sconfitta con Khudayberdiev è arrivata al termine di un match equilibrato, giocato punto su punto: un risultato che dà continuità al suo percorso di crescita.
Tra le donne, la performance di Ilenia Matonti (-49 kg) merita di essere sottolineata. Due vittorie solide, ritmo alto, convinzione nel gestire il match. La sconfitta agli ottavi, contro la numero uno del ranking mondiale Supharada Atesli, è arrivata solo al terzo round. Una prova matura, consapevole, da atleta pienamente dentro il livello internazionale maggiore.
C’è un dato in questa rassegna che vale quanto le medaglie: la qualità dei giovani. Angelo Mangione (-74 kg), diciotto anni, ha firmato un torneo di grande personalità, battendo anche il campione europeo in carica Daniel Quesada Barrera. La sconfitta agli ottavi, contro Amir Sina Bakhtiari, è stata di misura, in un match combattuto. Anna Frassica (-53 kg), atleta giovanissima di diciasette anni, ha confermato lo stesso segnale generazionale: brillante al debutto in una competizone senior di tale portata, solida mentalmente, poi estromessa ai sedicesimi dopo un confronto serrato con la n.4 del mondo Chuling Zhang. Una sconfitta che, letta nel contesto, racconta tutt’altro: un livello già competitivo.
Nel quadro generale, merita attenzione anche il percorso di Vito Dell’Aquila (-58 kg), già campione olimpico e mondiale, fermato ai sedicesimi di finale da Abolfazl Zandi. Un risultato che acquista un peso diverso se letto nella sua evoluzione: proprio Zandi ha poi proseguito fino a vincere il titolo mondiale nella categoria. La sconfitta non modifica la statura internazionale di Dell’Aquila, é un passaggio all’interno di un ciclo agonistico che lo vede ancora pienamente parte del gruppo dei protagonisti destinati a incidere nel futuro prossimo.
L’Italia torna dai Mondiali di Wuxi con una medaglia che pesa come un sigillo storico e con un movimento che mostra profondità tecnica, rinnovamento e prospettiva. Simone Alessio consolida la sua posizione tra i grandi. I compagni dimostrano che la competitività è diffusa. Il valore della squadra sta nel fatto che le traiettorie non sono isolate, ma convergenti. E quando accade questo, ciò che viene dopo non è mai casuale.