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Amore, Suburra e Calcetto...


di Marco Oddino

Intervista a tutto campo a Filippo Nigro. 

Lo specchio dei tempi. La forza dello streaming. 
Filippo Nigro, una lunga carriera di successi al cinema, tante fiction in prima serata, ora diventato
un mito per i più giovani, essendo uno dei volti più conosciuti di Netflix grazie al suo ruolo da protagonista nella serie Tv del colosso americano.   

Sport Club lo ha incontrato....

 

1) Romano, del quartiere Trieste, hai frequentato dei circoli sportivi della Capitale?

 

- In realtà non ho frequentato dei veri e propri “circoli sportivi” ma di sport ne ho fatto e ne faccio ancora molto. Seriamente l’atletica leggera, velocità, i 100 mt e 200mt. Ho iniziato durante le scuole medie partecipando a quelli che all’epoca si chiamavano i “Giochi della gioventù”. Proprio da li sono stato scelto da una società sportiva con la quale mi sono allenato a livello agonistico per due anni. Il tempo di capire quanto impegnativo fosse diventare un’atleta, una scelta totalizzante che non era compatibile con lo studio al liceo classico.

 

2) Ti abbiamo visto in compagnia di Giacomo Ferrara "Spadino", nel parterre del Palazzetto a vedere la Virtus. Sei appassionato di basket?


- La passione per il basket mi è tornata da qualche anno, vedendo l’NBA negli Stati Uniti e così ho cominciato a frequentare il palazzetto dello sport per seguire la Virtus. Dico mi è tornata perché per un po’ ne sono stato lontano ma ricordo bene che nel 1984 – avevo 14 anni - per una sorta di congiunzione astrale la Virtus che all’epoca si chiamava Banco Roma di Valerio Bianchini divenne campione d’Italia e Campione d’Europa mentre la Roma di Liedholm diventava campione d’Italia e arrivava alla finale della coppa dei campioni, purtroppo perdendola. Insomma un’annata indimenticabile per le due squadre di Roma.

 

3) Le passioni di intere generazioni. In Amore, bugie e calcetto ci sono riferimenti autobiografici?

- Ma in realtà direi di no, la storia è stata scritta da Fabio Bonifacci e non aveva riferimenti biografici miei o degli altri protagonisti. Per coincidenza posso dire però di essere sicuramente stato un assatanato di calcetto, un “calcettaro” insomma come si dice a roma, e ho giocato costantemente e con belle soddisfazioni finche le ginocchia me lo hanno consentito.. In fondo il calcetto, tornei e competizioni a parte, rappresenta da generazioni lo sport facile da organizzare, un giro veloce di telefonate tra gli amici di sempre e si scende in campo.

 

4) In ACAB hai raccontato come la Polizia fronteggia gli Ultras negli stadi. Pensi che dopo questo periodo senza tifosi, il fenomeno delle curve violente possa essersi affievolito?


- Purtroppo non penso, perché è un fenomeno troppo legato ad un ritardo culturale in questo settore tanto in Italia che in molti altri Paesi. Temo che una stagione di stadi chiusi per il Covid non sia sufficiente a cambiare in certa gente il modo malato di vivere il tifo. Proprio di recente ho letto quanto è accaduto ad un giocatore del Foggia al quale hanno dato fuoco alla porta di casa mentre lui con tutta la famiglia erano all’interno perché considerato vicino alla dirigenza della squadra che è odiata dalla tifoseria quindi penso che sia un processo ancora molto arretrato, forse complice la non rigida applicazione delle leggi che pure esistono per limitarlo. Basta pensare al divieto di introdurre simboli politici all’interno degli stadi mentre io da sempre li ho visti sugli striscioni delle tifoserie.

 

5) Nella miniserie L'Ultimo rigore, hai raccontato il dramma del doping. Cosa si può dire ai nostri ragazzi per debellare questo flagello?


- E’ davvero difficile esprimere a parole una raccomandazione su un tema così importante. La storia è piena di casi e di atleti molto importanti finiti nel tunnel del doping . L’ultimo Iannone, il motociclista italiano colpevole di doping al quale hanno dato 4 anni di sospensione e fa impressione pensare che si possa finire così. Ma quello che spaventa ancora di più è il doping tra i dilettanti. Quando leggi che il fenomeno doping dilaga tra i ragazzini. Perché chi coltiva la passione per uno sport dovrebbe tenerla viva in modo sano anche quando diventa il lavoro della vita, la competizione dovrebbe essere l’unico stimolo a migliorare e migliorarsi. Il doping altera chimicamente un processo che sarebbe così importante lasciare ai soli muscoli e cervello. Dovrebbero forse cambiare mentalità anche i genitori e gli allenatori cercando di capire e far capire ai più giovani il concetto di meritocrazia in campo o in pista.

 

6) Hai vinto tanti premi, anche internazionali, nella tua professione che successo paragoni alla Champions League e alla Europa League?

- Diciamo che per scherzare la Champions League e l’Europa League possono corrispondere alla Palma d’oro di Cannes e alla Coppa Volpi di Venezia ma in realtà sono due premi così prestigiosi che per tanti motivi sono assolutamente intercambiabili. L’Oscar invece resta staccato, è destinato a quelle partire che fanno vincere la Coppa del mondo...

 

7) Hai vissuto il grande di successo di Suburra nel ruolo del politico Cinaglia. Interpretando la parte hai conosciuto una Roma diversa da quella in cui sei cresciuto?

- Direi piuttosto che nonostante sia vissuto in una Roma diversa non ho scoperto nuovi aspetti della mia città, quello che si vede in Suburra in fondo i romani già lo sanno purtroppo. I problemi di Roma vengono da cosi’ lontano, dai tempi della roma imperiale della Suburra appunto, che non è certo solo la serie a renderci consapevoli di quanto nella capitale si intreccino la politica con la malavita e la Curia. Ormai purtroppo a noi sembra normale che a Roma convivano poteri locali e nazionali, le diverse mafie, il vaticano. Ma indubbiamente visto da fuori è qualcosa di incredibile.

 

8) Per i tuoi personaggi, pensiamo a Suburra, hai bisogno di seguire una dura preparazione fisica?

- Devo essere onesto, in Suburra il mio ruolo essendo quello di un politico ha richiesto più una preparazione attoriale che non fisica ma a volte sono capitate scene parecchio impegnative Nella stagione precedente ad esempio mi si vede appeso a testa in giù a 30 metri di altezza e quello ero io davvero, non ho chiesto controfigura. In altri film invece ho dovuto seguire una preparazione fisica più intensa, penso ad ACAB dove oltre all’allenamento personale ho dovuto seguire l’addestramento con dei veri poliziotti della squadra mobile in quella che era una simulazione di scontri con le tifoserie. Venivamo caricati certamente dalle comparse ma i movimenti e la resistenza all’impatto dei corpi erano veri, e la preparazione fisica ha avuto un ruolo fondamentale.

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