15 cose che non sai su Moammad bin Salmān Āl Saʿūd

 

Moammad bin Salmān Āl Saʿūd, spesso noto come "MbS", è il principe ereditario, Primo Ministro e sovrano de facto dell'Arabia Saudita. Figlio di re Salman, ha rimodellato il Paese attraverso riforme sociali e l'ambizioso piano economico Saudi Vision 2030, pur guidando una politica estera assertiva e affrontando critiche internazionali per la repressione del dissenso e i diritti umani.

 

1.     È molto giovane per il peso politico che ha
Nato nel 1985, è diventato uno degli uomini più influenti del Medio Oriente quando era ancora trentenne. Oggi è principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita.

2.     Ha studiato legge, non economia o scienze militari
Si è laureato in giurisprudenza alla King Saud University, secondo alcune biografie arrivando tra i migliori del suo corso.

3.     Prima della politica ha lavorato nell’apparato tecnico-amministrativo dello Stato
Prima di diventare una figura globale, ha lavorato come consulente presso il Bureau of Experts del Consiglio dei Ministri saudita.

4.     Il suo potere è cresciuto attraverso il padre
La svolta arriva quando Salman, suo padre, diventa re nel 2015. Da lì MBS entra rapidamente nelle posizioni chiave: difesa, economia, riforme interne e poi successione.

5.     È considerato il vero architetto di Vision 2030
Vision 2030 è il grande piano per ridurre la dipendenza saudita dal petrolio e spostare il Paese verso turismo, tecnologia, sport, entertainment e investimenti globali.

6.     Ha trasformato il fondo sovrano saudita in uno strumento geopolitico
Il PIF, Public Investment Fund, non è solo un fondo d’investimento: sotto la sua regia è diventato uno dei principali strumenti con cui l’Arabia Saudita compra influenza, aziende, eventi sportivi e asset strategici. Nel 2026 è stata approvata una nuova strategia PIF 2026-2030.

7.     NEOM è il suo progetto simbolo, ma anche il suo banco di prova
La città futuristica NEOM e soprattutto “The Line” sono stati presentati come il futuro dell’urbanistica. Però negli ultimi anni Reuters e Financial Times hanno raccontato ridimensionamenti, ritardi e costi crescenti.

8.     Ha aperto l’Arabia Saudita all’intrattenimento di massa
Cinema, concerti, eventi sportivi, festival e turismo internazionale sono diventati parte della nuova immagine saudita. È una rottura enorme rispetto al passato recente del Paese.

9.     La fine del divieto di guida per le donne è legata alla sua stagione di riforme
Il divieto è stato rimosso nel 2018, dentro il più ampio tentativo di modernizzazione sociale promosso dalla leadership saudita. Ma le organizzazioni per i diritti umani sottolineano che diverse attiviste sono state comunque arrestate o represse.

10.   Ha ridimensionato il potere della polizia religiosa
Una delle mosse più forti è stata limitare l’influenza dell’establishment religioso wahhabita nella vita quotidiana saudita. È uno dei passaggi centrali della sua strategia: meno rigidità sociale, più attrattività economica e turistica.

11.   È il volto della nuova “Saudi Arabia experience”
Non vuole vendere solo petrolio: vuole vendere Arabia Saudita come destinazione, brand, hub logistico, sportivo e tecnologico. In pratica sta provando a trasformare un regno petrolifero in una piattaforma globale.

12.   Lo sport è diventato una leva di soft power
Calcio, golf, Formula 1, boxe, eSport e grandi eventi internazionali sono stati usati per cambiare la percezione globale del Paese. Le critiche parlano di “sportswashing”; Riyadh lo presenta come diversificazione economica e apertura culturale.

13.   È anche associato alla svolta green saudita
La Saudi Green Initiative e la Middle East Green Initiative sono promosse sotto la sua leadership, con obiettivi ambientali e climatici. Resta però il paradosso: l’Arabia Saudita rimane uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo.

14.   Il caso Khashoggi resta la grande ombra internazionale
Nel 2021 l’intelligence statunitense ha pubblicato una valutazione secondo cui MBS avrebbe approvato l’operazione per catturare o uccidere il giornalista Jamal Khashoggi a Istanbul. Il principe saudita ha negato il coinvolgimento diretto, ma il caso resta il punto più controverso della sua immagine internazionale.

15.   È passato da “paria” diplomatico a interlocutore inevitabile
Dopo il caso Khashoggi molti leader occidentali avevano preso le distanze. Ma energia, sicurezza, investimenti, AI e Medio Oriente lo hanno riportato al centro dei tavoli diplomatici. Reuters ha raccontato proprio questa parabola: da figura isolata a power player globale.