LE 12 STAZIONI DELLA METROPOLITANA PIU’ ACCOGLIENTI E BELLE DEL MONDO

 

Le stazioni della metropolitana sono, per definizione, luoghi di transito, spazi ad alta concentrazione di vite che si incrociano. Per i pendolari rappresentano la routine, più legata al dovere che al piacere, scandita dall’urgenza della puntualità. Eppure, possono trasformarsi in qualcosa di straordinario: diventare attrazioni, sorprese inattese, tappe da ammirare per turisti e visitatori. Alcune sorprendono con candelabri che scendono dalle pareti come nei saloni più sontuosi; altre si distinguono per mosaici e opere d’arte che animano gli spazi sotterranei; altre ancora incarnano l’identità del luogo che le ospita, fino a diventarne un’estensione naturale, quasi un simbolo amplificato. Da semplici punti di passaggio si elevano così a veri e propri rituali urbani. Individuare le stazioni della metropolitana più affascinanti del mondo richiede uno sguardo capace di bilanciare più elementi: spettacolarità e innovazione, forza visiva e rispetto per la memoria storica. Ne nasce un ideale giro del mondo, un Grand Tour sotterraneo in cui la luce accende le gallerie buie e l’architettura dialoga con l’arte. Un viaggio che attraversa continenti e culture, con una fermata speciale che conferisce all’Italia un prestigio riconosciuto a livello internazionale.

 

NAPOLI
La nuovissima metropolitana di Monte Sant’Angelo a Napoli è opera del grande artista Anish Kapoor. Un progetto cominciato nel 2003 e durato ben due decenni che oggi finalmente apre al pubblico. Perfetta simbiosi di arte e architettura, la struttura è realizzata in corten e riprende l’idea di vuoto cara all’artista, ed è stata realizzata in collaborazione con Jan Kaplický e Amanda Levete di Future Systems. «Nella città del Vesuvio e nel mitico ingresso di Dante all'Inferno, ho ritenuto importante provare a confrontarmi con il vero significato dell'andare sottoterra», ha affermato Kapoor.

 

STOCCOLMA
Nell’efficiente, un po’ algida capitale della Svezia, non ti aspetteresti questi tocchi di barocchismo. Nella patria del design funzionale, c’è evidentemente posto per l’orpello, il gusto del decoro un po’ fine a sé stesso. T-Centralen è la stazione centrale e al suo interno contiene le opere dell’artista Per Olof Ultvedt che ha usato le pareti come tela. In realtà, tutta la rete della metropolitana di Stoccolma straripa di sorprese. Ognuna con una sua estetica, le sue cromie, la stessa capacità di osare e, per una volta, esagerare.

 

SAN PIETROBURGO
Il traguardo non è immediato, per arrivarci occorrono pazienza, resistenza alla claustrofobia. Le stazioni sono scavate in grande profondità, si raggiungono dopo lunghi tragitti a bordo di scale mobili molto rumorose e spesso scricchiolanti. Ma la missione un filo impavida viene ripagata, in particolare in tappe come Avtovo, dove si trovano lampadari pregiati, colonne intarsiate, soffitti decorati come nelle residenze dei nobili. Lo snodo è aperto dalla metà dello scorso secolo, c’è un gioco in cui vince sempre: se non si mostrano i binari, nessuno riesce a indovinare di cosa si tratti.

 

DUBAI
Pensare che le stazioni della metropolitana possano piacere solo per il loro gusto per lo sfarzo, per la profonda (sì, il doppio senso è voluto) storicità sarebbe un errore di prospettiva. Nella meta più famosa degli Emirati Arabi ogni viaggio verso i vagoni è anche nel tempo. Sembra di entrare in un portale diretto verso una dimensione parallela, accedere a un hangar ipertecnologico dei trasporti di domani. Ed è solo l’antipasto. I treni viaggiano in superficie tra i grattacieli. Se fosse un film, sarebbe di sicuro Blade

 

SEUL
È speculare a Dubai, solo che invece di salire una scala mobile diretta nel futuro la si scende. Per il resto, la stazione del distretto di Gangnam (già, quello della popolarissima canzone), territorio di centri commerciali e slanciati edifici di vetro, è una sorta di alveare avveniristico che accoglie turisti e pendolari. Tutta la stazione mantiene il medesimo registro stilistico, badando anche all’efficienza, alla funzionalità. La rete della capitale della Corea è capillare, ubiqua, esteticamente gradevole senza indulgere nei ghirigori. L’opposto del Gangnam style.

 

TAIPEI
Se a Singapore, nell’area di Marina Bay, è tutto un trionfo di piante e di verde che restituiscono l'incanto di poter prendere la metro da una foresta, presso la Formosa Boulevard Station di Taiwan le policromie sono artificiali, impresse nel soffitto e nelle colonne. La mano è quella dell’architetto giapponese Shin Takamatsu, che ha voluto giocare con le suggestioni del mare e del fuoco, della foresta e altre allegorie (sono incredibili, per esempio, i pesci fluttuanti), per catturare l’attenzione anche di chi passa tutti i giorni.

 

PARIGI
Con i suoi ingressi chic e un po’ snob, la vecchia scritta «Metropolitain» lassù in cima, vezzosamente senza accento, la rete sotterranea parigina ha invaso cinema, letteratura e le storie Instagram. Tra le fermate più spettacolari ecco Arts et Métiers, un filo più a nord del Marais. A catalizzare l’attenzione è il suo look da sottomarino, con le pareti effetto ruggine puntellate di bulloni, grande ruote d’ingranaggi in discesa dal soffitto, come nel meccanismo di un orologio. Evidenti riferimenti al savoir-faire umano.

 

BERLINO
Qui a spiccare è la fierezza di rimanere ancorati a un altro tempo, a un’era analogica. La scelta precisa di non aggiornarsi, di conservare così com’è un monumento in movimento, almeno in alcuni suoi snodi essenziali. Scendere nella U-Bahn, riconoscibile dal suo logo così splendidamente rétro, è sentirsi protagonisti di un vecchio film come Le vite degli altri. Certo, se gli altri non passassero tutto il tempo con gli occhi fissi sullo smartphone, l'emozione sarebbe ancora più credibile.

 

PYONGYANG
È la capitale di uno dei Paesi più impenetrabili al mondo. Sono pochissimi i turisti ammessi a raggiungerla ogni anno, con rigidissime visite in gruppo dai quali è vietato staccarsi e vagare di propria iniziativa. Ma un giro in metropolitana è incluso in tutti i programmi, perché qui lo sfarzo è di casa. Trovandosi in un luogo di grande passaggio, funziona come sottintesa propaganda di regime. I vagoni sono molto vecchio stile, ma le stazioni, eleganti senza esagerazioni, restano davvero impresse nella memoria.

 

TASHKENT
Siamo in Uzbekistan, tutto sommato Samarcanda non dista che 300 chilometri da qui e le atmosfere, anche in metropolitana, sono coerentemente da mille e una notte. La stazione Paxtakor ha colonne, mosaici e altre preziosità per sentirsi subito i personaggi di una favola.

 

LONDRA
Vale una fermata qualunque, in centro come in periferia, in un quartiere storico o nella nuovissima, tirata a lucido, area della Battersea Power Station. Con i suoi loghi, il suo onnipresente «mind the gap» gracchiato dagli altoparlanti, le gallerie di raccordo tra le linee che paiono non finire mai, i treni col soffitto basso e i sedili un bel po’ lerci, tutta la «tube» è una pregevole, simbolica, architettura sotterranea. Un posto da cui è obbligatorio passare per portarsi via la propria personale memoria dal sottosuolo.

 

NAPOLI
Ancora a Napoli, ma questa volta nella stazione di Toledo si realizza un cortocircuito logico, uno stravolgimento delle aspettative: si pensa di scendere nella penombra, ci si ritrova avvolti dal bianco, dal blu e da altre cromie vividissime che sarebbe più lecito associare al cielo, al mare, ad altre azzurrità. In realtà tutta l’area è ricca di sorprese, ma il culmine si raggiunge volgendo lo sguardo al mosaico in lamiera metallica nell’area delle scale mobili. L’opera è «Crater de luz», il cratere di luce firmato dall’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca.