I 13 ALBERI DI NATALE DELLE GALERIES LAFAYETTE 

 

Nel 1975 usciva nelle sale Fantozzi, il primo film dedicato al ragionier Ugo Fantozzi, creatura geniale di Paolo Villaggio. Cinquant’anni dopo, questo personaggio continua a essere un riferimento culturale potentissimo: un archetipo dell’italiano medio, una lente comica – e al tempo stesso tragica – attraverso cui leggere il Paese, le sue contraddizioni e la sua eterna capacità di arrangiarsi.

Un antieroe che parla ancora a tutti
Fantozzi nasce come personaggio letterario, ma è con il cinema che diventa un fenomeno nazionale. Impiegato sottomesso, padre frustrato, marito in difficoltà, tifoso sfortunato: è l’uomo qualunque che affronta un sistema più grande di lui, un “gigante mostruoso” fatto di burocrazia, capi sadici, colleghi servili, riti di massa assurdi.Il suo è un mondo grottesco, esagerato, ma tremendamente vero. Dietro ogni esagerazione comica c’è una nota di amara realtà: la precarietà, la dipendenza dal lavoro, il giudizio sociale, l’ansia di non essere mai all’altezza.

La comicità come denuncia sociale
Ciò che rende Fantozzi immortale non è soltanto la risata, ma la satira. Villaggio ha creato un personaggio che denuncia senza mai essere moralista. Le scene assurde – la “corazzata Potëmkin”, la partita di calcetto aziendale, la nuvoletta dell’impiegato sfigato – non sono solo gag, ma metafore. Metafore dell’oppressione, dell’alienazione, della micidiale gerarchia aziendale italiana. Fantozzi non vince mai, ma non smette mai di provare. È questo il suo fascino: è perdente, ma umano. E in questa umanità si riconosce un Paese intero.

Un linguaggio che ha fatto storia
Poche opere hanno lasciato nella lingua italiana la stessa quantità di modi di dire:

  • tragica figura
  • il megadirettore galattico
  • una cagata pazzesca!
  • mostruosamente
  • la nuvoletta dell’impiegato

Espressioni che sono diventate parte del linguaggio comune, ponte generazionale fra chi ha visto i film negli anni ’70 e chi oggi li recupera online.

Perché funziona ancora dopo 50 anni
Cinquant’anni dopo, Fantozzi continua a funzionare perché le sue dinamiche non appartengono al passato:

  • Le aziende con capi irraggiungibili.
  • Il conformismo sociale.
  • La corsa al successo apparente.
  • L’ansia di non deludere.
  • L’eccesso di burocrazia e regole insensate.

La saga

 

Fantozzi (1975) — il film che diede il via a tutto. 

Il secondo tragico Fantozzi (1976) - uno dei capitoli più celebri e amati.

Fantozzi contro tutti (1980) - terzo film della saga.

Fantozzi subisce ancora (1983) - a suo modo un classico della commedia grottesca all’italiana.

Superfantozzi (1986) - spesso citato come “versione estrema” della comicità fantozziana. 

Fantozzi va in pensione (1988) - esplora la crisi dell’individuo che perde la sua “ragion d’essere” nel lavoro.

Fantozzi alla riscossa (1990) - un ritorno del ragioniere con nuove disavventure. 

Fantozzi in paradiso (1993) - capitolo “drammatico-comico”, con svolte più cupe e surreali. 

Fantozzi. Il ritorno (1996) - dopo la “fine”, un ritorno (satirico) alla vita terrena. 

Fantozzi 2000. La clonazione (1999) - l’ultimo film ufficiale della saga classica.