Le 10 cose che non sai su Jeff Bezos
si ringrazia Maria Elena Zalini
Miliardario, filantropo, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon.com, la più grande società di commercio elettronico al mondo. Fondatore di Blue Origin, società di start up per voli spaziali, e proprietario del The Washington Post. Di lui si sa tutto, o quasi...
1) Se guardando il film Star Trek Beyond vi è parso di vedere un alieno dall’aspetto familiare, non vi siete sbagliati: Jeff Bezos nel 2016, reso irriconoscibile dal trucco, interpretò (senza pronunciare battute) uno dei personaggi secondari del film prodotto da J.J. Abrams. A differenza delle altre comparse però, Bezos aveva al seguito nove guardie del corpo e tre limousine.
2) All’età di cinque anni Jeff come milioni di altri bambini nel mondo, restò incollato davanti al televisore a guardare l’Apollo 11 che portava sulla Luna Neil Armstrong, Buzz Aldrin, e Michael Collins (rimasto a bordo), un evento che rimase radicato profondamente in lui. A distanza di 43 anni, nel 2012, Bezos annunciò di aver trovato a 4.200 metri di profondità nell’Oceano Atlantico al largo di Cape Canaveral, i cinque motori F1 che portarono fuori dall’atmosfera il razzo lunare Saturno V. Pochi mesi dopo grazie ai finanziamenti della Bezos Expeditions, un team scelto portò delle parti di due dei cinque motori in superficie. Attualmente si trovano al Seattle Museum of Flights.
3) Niente male i termini del divorzio (dopo 25 anni) del primo matrimonio, tra l’uomo più ricco del mondo e quella che sarà la quarta donna più ricca del mondo. I due si sono conosciuti perché MacKenzie era andata a lavorare come assistente amministrativa nel fondo speculativo D. E. Shaw, dove Bezos, 28 anni, era vicepresidente. Secondo gli accordi Jeff Bezos darà a McKenzie Tuttle, il 4% delle azioni Amazon in suo possesso (il 16%, per un valore di circa 130 miliardi), per un valore complessivo di 36 miliardi di dollari.
4) Jeff Bezos è un profeta. Nel 1999, quando era semplicemente il fondatore di una startup che si occupava di vendita di libri online, il miliardario provò a immaginare il futuro con una serie di profezie che poi si sono avverate: dagli acquisti con un click, all’internet of Things; dalla «morte» dei centri commerciali, al ruolo della pubblicità digitale. Una solo cosa sembra non abbia azzeccato: a una domanda su un’eventuale vendita dei dati dei propri utenti ad altre società, Bezos rispose che non scartava la possibilità e che i clienti non l’avrebbero considerato affatto un problema. Vedremo.
5) Il colosso guidato da Jeff Bezos non ha pagato tasse federali su 11,2 miliardi di dollari di utili nel 2018. Anzi, ha ricevuto un rimborso (grazie a crediti d’imposta) da 129 milioni di dollari. Godendo, di fatto, di un’aliquota federale di circa il -1%, grazie alla riforma delle tasse di Donald Trump, ironia della sorte, uno dei maggiori critici di Amazon. La società, a scanso di equivoci, ha dichiarato di pagare «tutte le tasse richieste» e ha puntualizzato «Abbiamo investito più di 160 miliardi di dollari negli Stati Uniti dal 2011 al 2018»
6) «Bezos» non è il cognome con cui Jeff venne registrato all’anagrafe al momento della nascita. «Jeff» (diminutivo per Jeffrey Preston) infatti, aveva preso il nome del padre, Ted Jorgensen. Ma dopo il divorzio dei genitori, quattro anni dopo la nascita di Jeff, la madre (17enne alla nascita del figlio), sposò un esule cubano, Miguel Bezos che adottò formalmente il bimbo poco dopo il matrimonio. Jeff seppe che Miguel non era il suo padre biologico solo all’età di dieci anni.
7) È stato uno dei primi azionisti di Google. Nel 1998 quando gli uffici del motore di ricerca erano ancora in un garage di Menlo Park, Bezos investì 250mila dollari di fondi personali in un round di investimento di un milione. Quando nel 2004 Google si aprì al mercato, quell’investimento si tradusse in 3,3 milioni di azioni di Google che in fase di offerta pubblica iniziale, valevano circa 280 milioni. Se Bezos detenesse ancora il 100% di quelle azioni, al valore attuale varrebbero circa 1,5 miliardi. Ma perché investi in quella «startup»? «Avevano una visione», risponde Bezos.
8) Seattle è la sede di Amazon. Negli ultimi 10 anni Bezos ha creato oltre 220mila nuovi posti di lavoro, ma la città ha pagato un caro prezzo e negli ultimi anni il rapporto tra il gruppo e Seattle si sono incrinati. Amazon è stata accusata di aver causato un forte aumento del costo della vita con un aumento sensibile dei prezzi delle case, che si sono apprezzate di oltre il 75% dal 2011 a oggi, mentre il canone di affitto è il triplo ormai del dato nazionale, rendendo Seattle la terza città su scala nazionale per numero di senza tetto.
9) Sta trasformando il Washington Post in una società di software. Nel 2013 Bezos compra per 250 milioni di dollari il quotidiano dalla famiglia Graham che lo gestiva dal 1933. Negli scorsi sei anni ha assunto circa 200 giornalisti e ha dato una svolta tech allo storico giornale, investendo nella piattaforma digitale Arc, creata per migliorare l’intero arco (appunto) del processo editoriale. Utile per il Washington Post certo, ma anche per gli altri giornali cui Bezos vende il servizio.
10) Come molti «colleghi» miliardari, Bezos reinveste molto della sua ricchezza in attività filantropiche. Ma lo fa, tramite la Bezos Expeditions a modo suo. Come ha dichiarato in un tweet del 2017, la sua idea di filantropia «deve essere all’opposto di come passo la maggior parte del mio tempo», ossia, pensare sul lungo termine. La sua idea è quella di aiutare «here and now», qui e ora. Un esempio? Nel gennaio 2018 ha donato 33 milioni di dollari a TheDream.US, un fondo per borse di studio a favore di immigrati privi di documenti arrivati negli Usa quando erano minorenni.