Motori

Villeneuve: quanto vale il mito?

All’asta la Ferrari 308 di Gilles Villeneuve: valutazioni da un milione di euro per un’icona di stile appartenuta a un pilota mai dimenticato.

di Fabrizio Lubrano Lavadera

Un’asta da record è in programma da RM Sotheby’s a Monaco il 12 maggio. Perché in palio c’è una Ferrari. Non una qualunque. Ma la Ferrari di Gilles Villeneuve. I collezionisti sono pronti a sfidarsi a suon di rilanci per una vettura che sul mercato avrebbe una quotazione di circa 70.000 euro, ma che al contempo ha valore emotivo pressoché inestimabile, quantificato dagli esperti in un milione, euro più euro meno. D’altronde la Ferrari 308 GTS è la stessa con cui il piccolo aviatore arrivava tutti i giorni in sbandata controllata a Maranello, la stessa regalatagli da Enzo Ferrari, il Drake, che per il pilota canadese nutriva un’ammirazione che sconfinava nell’amore.Al Grimaldi Forum, in occasione del Grand Prix de Monaco Historique, un fortunato si aggiudicherà la possibilità di sedere nell’abitacolo che fu di uno dei ferraristi più amati della storia, oltre ad una collezione di foto inedite di Villeneuve con la 308, dépliant originali dell’epoca e documenti firmati dal pilota. La vettura, color Rosso Dino, venne lanciata nel 1978, anno dell’arrivo di Villeneuve al cavallino. Dopo il tragico incidente di Zolder del 1982 in cui il campione perse la vita, la sua auto rimase in Ferrari per circa due anni, prima di essere venduta ad un collezionista modenese e, successivamente, ad uno danese. Il valore della 308 sta tutto negli aneddoti che la vedono protagonista.
Già prima di finire nelle mani di Giles le vennero apportate alcune modifiche, a partire dalla frizione, derivata dalla 512 BB. Si dice che le ruote fossero continuamente stressate, proprio come quelle della sua monoposto numero 27, a causa dei parcheggi spettacolari nella zona parking di Maranello col solo utilizzo del freno a mano. E poi un record: Montecarlo – Maranello, ben 483 chilometri, percorsi in sole 2 ore e 25 minuti, con una media di 180 km/h. Era il giocattolo di un pilota sanguigno, che amava divertirsi e divertire, più che vincere e convincere, binomio che si richiede ai grandi, a coloro i quali aspirano all’immortalità dei campioni. Non a Giles, che non avrà mai bisogno del gradino più alto del podio per consacrarsi. Unico caso sportivo della storia in cui il fascino della bellezza e del rischio vince sul cinismo del risultato. E la sua auto, icona di un modo di vivere, sempre sul filo anche fuori dalle piste, dal 12 maggio apparterrà a qualche facoltoso collezionista, a cui consigliamo vivamente di non imitare Giles, anche perché, pur volendo, risulterebbe impossibile.