Editoriale

Domani non è un altro giorno

Vivere, anzi sopravvivere, a Roma di questi tempi è una vera e propria impresa. Chi dice il contrario non ci abita. Non esce la mattina presto per accompagnare i figli a scuola, per poi sperare di vincere la lotteria e di arrivare in tempo al lavoro. Devastati dal traffico, dalle buche, da divieti insensati dell'ultima ora, dai professionisti della questua, dai ricercatori d'oro nei cassonetti, il cittadino della Capitale è sull'orlo di una crisi di nervi. 
L' amore imprenscindibile per la Città Eterna ultimamente è messo a dura prova. 
E se dopo una giornata di lavoro, provi a ritagliarti una pausa di relax per fare sport: allora sei un vero e proprio Eroe.  
Le strutture pubbliche sono pressochè inesistenti e per fare attività fisica, di qualunque genere, devi sempre rivolgerti all'impiantistica privata.  
Di primo livello, ma pur sempre privata.  
Qualcuno aveva provato a cambiare la rotta, dando un segnale di speranza ed un sogno al nostro prossimo futuro. Con la candidatura alle Olimpiadi 2024 avremmo sicuramente provato a colmare quel gap negativo che abbiamo con tutte le altre Capitali europee. Non è retorica ma siamo dietro a tutti. E di tanto. 
Abbiamo impianti di fine anni 50 che non si possono toccare per vincoli artistici (PalaTiziano), abbiamo stadi abbandonati e diventati bivacco di senzatetto nel cuore della città (Stadio Flaminio), non abbiamo più il velodromo (abbattuto) e vediamo l'unica opera in costruzione incompiuta e usurata dal tempo (Tor Vergata). 
Roma a cinque cerchi avrebbe dato un segnale di speranza allo sport nostrano, avrebbe portato tanto lavoro ai nostri giovani, avrebbe dato slancio, più che all'economia, alla consapevolezza di essere una Capitale moderna che non abbia nulla da invidiare a niente ed a nessuno. 
Ma guardare al futuro è servito a poco. Abbiamo alzato bandiera bianca. Ci siamo arresi. Le Olimpiadi non si faranno perchè abbiamo paura che qualcuno possa lucrare e fare i propri interessi. Non si faranno perchè non siamo in grado di controllare e far rispettare le regole e le leggi nel nostro Paese. 
Un segnale devastante ed inquietante che tappa le ali a qualsiasi prospettativa e voglia di cambiamento. Rassegniamoci ad un paese per vecchi, alla nostra mediocrità ed ai nostri giovani che andranno sempre di più all'estero perchè, mio caro ministro Poletti, l'erba del vicino è sempre più verde. Sempre.

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