Editoriale

Flaminio Patria nostra

17 ottobre 2015: questa data per molti non vuole dire nulla.
Ma significa molto dalle parti di Torino o per chi ama il calcio e le sue tradizioni o per chi, nel profondo del suo cuore, rispetta la gente anche perché ne ha fatto parte.
Il 17 ottobre del 2015 è avvenuta la posa della prima pietra del nuovo Filadelfia. L’impianto sarà giocoforza diverso dall’arena del passato che ricordiamo: pensato come la «Casa del Toro», a un campo da gioco da 4.000 spettatori, destinato a ospitare gli allenamenti della prima squadra nonché gli incontri delle giovanili granata, affiancherà infatti anche la nuova sede societaria e il museo del club. E il Flaminio? Potrebbe essere tutto questo e tanto di più. In quello stadio c’è stato Piola e una grande Lazio, c’è stata l’Italia Campione del Mondo, c’è stata tanta storia biancoceleste e dello sport.
Ma non è solo il Flaminio ad essere un luogo in cui lo sport a Roma è stato protagonista.
Nel 1911, anno di nascita dello Stadio Nazionale, questo il primo nome dell’impianto, i cittadini della neonata Capitale del Regno d’Italia erano cresciuti del doppio rispetto al 1870, anno delle breccia a Porta Pia. Da 226.000, gli abitanti censiti erano passati ad oltre 55.000. Il Sindaco di allora, Ernesto Nathan, dovette governare lo sforzo di una città che doveva darsi un nuovo volto e ampliarsi. E il Quartiere Flaminio divenne la zona a vocazione sportiva come, qualche anno più tardi, il Foro Italico. In questo quadrante di Roma nacque il Campo Corse Parioli per il galoppo, l’ippodromo di Villa Glori per il trotto, il campo dell’Apollodoro di Calcio che era proprio accanto alla Rondinella, il primo impianto di proprietà della storia del calcio romano, dove la Lazio vinse e che gli valse, per averlo trasformato in orto di guerra, l’ambito titolo di Ente Morale. E, poi, i campi da tennis del Circolo Parioli e, poco lontano, i canottieri, il campo da tiro della Farnesina e tanto altro.
Quel luogo era un rifiorire di modernità e di attività fisica.
Su di una zona ad alta densità di rovine romane a pochi metri sotto terra. I tifosi potrebbero vivere oggi un impianto storico camminando sopra le rovine di Roma, ritrovate intorno allo stadio, su una superficie di vetro calpestabile, come illustra un accurato progetto di salvaguardia del Flaminio redatto dalla partecipata di Roma Capitale, “Risorse per Roma”, su iniziativa dell’allora Delegato allo Sport Alessandro Cochi e con lo scopo di metterlo a bando per salvarlo. Chi altri al Mondo? Altro che Filadelfia, direbbe più di qualcuno.
Il Flaminio deve tornare a vivere.
Lotito non lo vuole per la prima squadra perché ha altri piani in mente e sappiamo bene quali.
Lo prenda almeno per farne una casa romana della Lazio. O per farci giocare le giovanili.
Non c’è trippa per gatti, che tra l’altro oggi bivaccano in un Flaminio abbandonato? Lo prenda la polisportiva visto che nella pancia del Flaminio ci sono palestre e piscine oltre ad un campo che potrebbe essere utilizzato da più sezioni.
Dall’altra parte dello steccato, rispetto alla società di Lotito, c’è tanta gente che anela a quell’impianto che considera la propria casa, certo un po’ impolverata, magari non moderna e difficilmente rimodernabile tanto da vedere una copertura fotovoltaica scorrevole, ma comunque casa propria. Da trasformare ogni domenica in un catino nel quale il pubblico tornerebbe a giocare un ruolo fondamentale come in quel lontano 1990 quando i tifosi, attaccati al terreno di gioco come negli stadi d’oltremanica dove è nato lo sport più bello del mondo, rappresentavano uno spettacolo nello spettacolo.
Nota bene.
Esistono gli uomini o i politici ma che sempre uomini sono, che promettono e quelli che mantengono. Noi pensiamo di essere della seconda razza. La battaglia del Flaminio noi l’abbiamo iniziata raccogliendo migliaia e migliaia di firme che abbiamo poi portato nelle sedi istituzionali. La richiesta è che quell’impianto non fosse abbandonato a se stesso e che diventasse patrimonio della Lazio. Portammo anche un progetto realizzato da un architetto solo allo scopo di mostrare come riqualificare questo impianto non era un miraggio.
I tifosi non vinceranno mai?

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