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L’Olimpico dei miei sogni

Niccolò Moriconi, classe 1996, romano, in arte “Ultimo”, è venuto a trovarci negli studi di Radio Globo lo scorso mese in occasione del lancio del suo ultimo disco, che già riecheggia con il suo sound per le strade di tutto il Belpaese, intitolato “Colpa delle favole”. Il prossimo 4 Luglio sarà in concerto allo Stadio Olimpico.

di Chiara Capasso

Ecco cosa ha detto ai nostri microfoni il cantautore romano.

Ti devo chiamare Niccolò o Ultimo?
Preferisco Niccolò.

Allora Niccolò, com’è il tuo rapporto con la folla?
Diciamo che, essendo un tipo molto riservato, posso sembrare un po’ chiuso ma in realtà il mio rapporto con la folla va oltre un dialogo che possiamo avere per strada. E’ un rapporto intimo, e con ognuno di loro ho un legame interiore molto forte.

Ti capita anche di soffermarti a parlare con chi ti sta portando così in alto, ovvero i tuoi fans?
Assolutamente si, ritrovarmi al bar a parlare con una persona è fantastico perché così abbiamo il tempo di confrontarci. Non c’è “l’usa e getta” delle foto e riusciamo ad avere un dialogo.

Da romano come sei, ho notato che affronti anche temi di quartieri, come il tuo, San Basilio, che comunque è presente nelle tue canzoni, giusto?
Si, sento il bisogno di raccontare un po’ di quelle realtà che risultano escluse, oltre quindi ad un quartiere in particolare. Il mio scopo è mettere in risalto cose a cui quotidianamente la gente non dà fiducia.

Hai un nome d’arte molto particolare, “Ultimo”, in quanti ti fanno battute riguardo a questa tua scelta?
In tanti veramente, però è sempre divertente sentirsi dire cose del tipo “sei ultimo ma primo, secondo, terzo etc in classifica”.

Se dovessimo definire Ultimo, diremmo che è un musicista?
Si, la prima cosa che ho studiato è stata il pianoforte, ma non per questo posso definirmi un bravissimo pianista, diciamo che riesco ad accompagnarmi mentre canto.

Tu sei anche, e soprattutto, un cantautore. Le canzoni che scrivi ti vengono di getto?
Posso dire che tutte le canzoni sono nate velocemente, in modo quasi istintivo. Non mi piace mettermi a tavolino a scrivere per poi dover riprendere giorno dopo giorno la stessa canzone.

Hai definito il tuo ultimo disco “Colpa delle favole” come la chiusura di un trittico, che intendi?
E’ in un certo senso la chiusura di un percorso perché questo disco ha un sound completamente diverso dai precedenti. “Pianeti”, il mio primo disco uscito nel 2017, è molto istintivo; erano tutte canzoni di pancia dove, in termini personali, cercavo di descrivere e raccontare di tutte quelle cose che non riuscivo ad ottenere. In “Peter Pan”, il mio secondo disco uscito nel 2018, racconto invece questa sorta di favola che si realizza. In “Colpa delle favole” invece racconto di come sono consapevole che a volte bisogna tornare a terra, alla normalità, il che può essere anche molto amaro.

Dopo la tua vittoria a Sanremo con “il ballo delle incertezze” ti si sono spalancate le porte del successo, come ti sei spiegato questo enorme seguito?
Penso che questo non sia un merito prettamente delle mie canzoni, ma piuttosto delle persone con cui lavoro. Io e la mia etichetta infatti abbiamo sempre studiato un percorso artistico basato sui Live.

Raccontami del tuo tour.
Siamo partiti da Vigevano il 25 aprile, per poi proseguire con le 19 date nei palasport, tra cui 4 date a Roma, e poi il 4 luglio allo stadio Olimpico di Roma. Per me quest’ultima data è molto importante perché, pur essendo un sognatore, non mi sono mai permesso di sognare tanto in grande da arrivare ad un concerto all’Olimpico. Inoltre, ho anche un attaccamento calcistico molte forte dato che sono della Roma.

Se avessi potuto scrivere una nota canzone, quale avresti scelto?
Sicuramente Sally, di Vasco Rossi.

Sei un ragazzo molto giovane, come descriveresti la tua generazione?
Secondo me i ragazzi della mia età mostrano molto di meno di quello che in realtà hanno dentro, e lo fanno per scelta personale, senza motivo. Siamo abituati al fatto che la gente tende sempre a parlare di cosa fanno di brutto i ragazzi, e nessuno si sofferma su quello che in realtà fanno con il cuore e fanno bene. Ci sono tanti ragazzi positivi e con voglia di realizzarsi.

Per quanto riguarda invece le persone adulte, dopo Sanremo sono state fatte molte critiche nei tuoi confronti e tu hai risposto dicendo che se fossi arrivato primo ti avrebbero criticato lo stesso. E’ veramente questo l’atteggiamento che trovi nei tuoi confronti?
No, l’atteggiamento non è sempre questo però mi dispiace che, anche se è da poco uscito il mio nuovo disco, la gente continui sempre a parlare di quell’accaduto, che io in realtà ho ampiamente superato.

Secondo te quello che sei riuscito ad ottenere è il frutto della tua perseveranza, oltre che del tuo talento?
Si ne sono assolutamente convinto. Io sapevo e so fare solo questo, quindi mi sono sempre dato da fare per ottenere questo obiettivo. Ho cominciato studiando pianoforte, poi ho iniziato a scrivere canzoni, andavo in giro per San Lorenzo a distribuire i miei dischi e a suonare. Diciamo che nel mio piccolo ho fatto anche io un po’ di gavetta.

Grazie Niccolò per questa intervista, in bocca al lupo per tutto!
Grazie mille!

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