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MOTO GP IL GRAN FINALE

A Valencia si conclude il mondiale MotoGp con il duello tra Marquez e Dovizioso. La stagione di Valentino verrà ricordata per il suo recupero lampo che ha suscitato diverse polemiche. Vi sveliamo il segreto dei piloti per tornare in sella in così poco tempo.

E’ durato 9 mesi il mondiale delle MotoGp. Una gestazione, il concepimento di un’opera. La nascita di un campione. Uno spettacolo, una sinfonia con quattro solisti che si sono alternati nelle performance. Marc Marquez, Andrea Dovizioso, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. Li citiamo in ordine di classifica, prima dell’ultima gara, saltando però Vinales, Pedrosa e il francese Zarco. La stagione passerà alla storia – come sempre accade - con il nome del vincitore. Marquez o Dovizioso, ma ci sarebbero diverse cose da dire prima della proclamazione. Perché una volta assegnato il titolo i dettagli, i particolari, gli anedotti non avranno più peso e tutti si dimenticheranno di tutto. E’ la sfida del colosso Honda contro la piccola azienda di BorgoPanigale della Ducati. Davide contro Golia. Per Marquez sarebbe il sesto titolo mondiale, il quarto nella MotoGp. Per Dovizioso il primo. il pilota della Ducati è in MotoGp da dieci anni ma ha vinto solo un gran premio nel 2008 ed è stato sempre considerato l’eterna promessa. Ora “Dovi” - come viene chiamato da chi lo circonda - ha 31 anni e la maturità di un “guru”. Incredibile. Dovi non parla molto e quando lo fa sussurra. A stento riesci a comprendere le parole. Devi stargli molto vicino ma per farlo devi essere ammesso tra i suoi amici più stretti. Succede sempre così nelle moto. Si formano i clan. Famiglie numerose di persone con un compito specifico che seguono i piloti come pellegrini. A Dovi non piace la confusione ma la sua forza sta proprio nell’atteggiamento mistico. Il risultato più importante l’ha già ottenuto perché è riuscito a cambiare la mentalità di un’azienda bella ma perdente. Ha faticato moltissimo ma è stato l’uomo più importante di questa evoluzione Ducati. Dovizioso ha un rapporto speciale con tutti quelli che lavorano in Ducati, il management lo segue con fede. La visione del Dovi è sempre diversa da quella dei numeri. Riesce sempre a trasmettere grande serenità. Si confronta in modo tranquillo con le altre persone anche nei momenti più difficili e di maggiore tensione. Uno dei segreti di questa splendida stagione che lo ha portato a vincere cinque gran premi e a conquistare il secondo posto nella classifica mondiale lo racconta il suo ingegnere di pista che gli disse “se vuoi battere Marquez frena il più forte possibile, solo così possiamo batterlo”.
La gestione gara di Dovizioso ricorda quella di Valentino Rossi dei tempi d’oro. Quando dominava il mondiale e sembrava avere i tempi della gara, i sorpassi in mano. Farsi passare per poi andare in testa. Incredibile. Un rischio che i comuni mortali non riuscirebbero a sopportare. Ma loro si. Roba da campioni. Quelli come Alberto Tomba, che prima di partire per una prova di coppa del mondo di sci – nella zona riscaldamento riservata agli atleti, in cima alla montagna - annunciava ai suoi avversari il tempo cronometrico che avrebbe impiegato a concludere il percorso e quelli si mettevano paura, rimanevano condizionati e uscivano di pista. La stessa fiducia di Paul Cayard quando ai suoi ragazzi prima della regata ripeteva: “se siamo dietro li superiamo, se siamo davanti non li facciamo passare”. Li chiamano segreti ma invece sono soltanto grandi banalità che però dette da alcune persone in certe circostanze diventano delle profonde sentenze, quasi delle profezie. Da tutti questi anedotti scaturisce il profilo del campione che risponde ad un unico identikit. Nessuna caratteristica fisica, muscolare o altro ma soltanto mentale. Atteggiamento positivo e basta. Di miracoli, profezie, sentenze e positività ne sa qualcosa Valentino Rossi. In questa stagione è stato costretto ad un ruolo da comprimario per colpa della frattura della tibia e perone mentre si allenava sulla pista di motocross. Un episodio che marca il confine tra il perfezionismo esasperato dell’atleta e gli eccessi nei carichi di lavoro. Addio titolo, tutti i giornali hanno scritto. Il giorno dopo l’operazione lui ha replicato quasi stizzito: ”Forse. Vediamo quando torno”. Tremate. Tanto spavaldo e sicuro di sé da suscitare invidia ma aveva ragione Valentino perché in quelle condizioni è arrivato anche secondo in Australia. Sui social l’hanno accusato di simulazione “non è vero che si è fratturato” hanno scritto. Mettere un dubbio su una dichiarazione sanitaria è molto sgradevole e inopportuno. Si finisce sempre nell’avere torto e fare brutta figura. Valentino alza le spalle e rilancia pensando a come vincere il titolo il prossimo anno.

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