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  • L’A.S.I. rinnova le cariche, ovazione e rielezione per Claudio Barbaro!

    L’A.S.I. rinnova le cariche, ovazione e rielezione per Claudio Barbaro!


    di Luca PEZZINI

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L’A.S.I. rinnova le cariche, ovazione e rielezione per Claudio Barbaro!


di Luca PEZZINI

L’appuntamento è allo Stadio Olimpico. Corrono i sessant’anni. Da quel pomeriggio in cui Giancarlo Peris accese il braciere dando il via ai XVII Giochi dell’Era moderna. I primi e, per ora, gli ultimi in Italia.  

Fu scelto, nonostante non fosse un atleta affermato. Era stato deciso che, come ultimo tedoforo dell’Olimpiade (dei milleduecento reclutati tra gli iscritti alle società sportive e tra gli studenti delle scuole per coprire l’intero percorso, dai boschi di Olimpia all’Olimpico di Roma), sarebbe stato scelto il vincitore dei campionati studenteschi di corsa campestre. Una ragione simbolica: a percorrere gli ultimi 350 metri del percorso, a salire i 92 scalini per arrivare alla sommità della tribuna e ad accendere il fuoco nel tripode era un ragazzo che rappresentava tutti. E, con tutti, lo sport di base, quello per cui ASI è, sessant’anni dopo, in Assemblea. 

ASI sta per ‘Associazioni Sportive e Sociali Italiane’ e, nel nome, si può ben comprendere come l’Ente sia proiettato anche verso il sociale e il Terzo Settore. 

 

Presidente Barbaro, per cominciare i numeri di ASI…

“Siamo presenti sull’intero territorio nazionale, con 132 comitati periferici, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Presidi dove, quotidianamente si promuove e si organizza lo sport. Ottanta Settori, oltre 100 discipline praticate. Un milione e duecentomila affiliati, dodicimila associazioni, ventimila tecnici. Questi sono i nostri numeri che, pur esemplificativi, potrebbero sembrare freddi di fronte alla missione che ci siamo dati, a ciò che vogliamo rappresentare, a identità e tradizioni che ci contraddistinguono e che riempiono di passione un contenitore che non è fatto solo di dati. Un tesserato ha portato orgogliosamente la nostra bandiera sul Monte Elbrus, la vetta più alta d’Europa se si assume che il confine naturale tra l'Europa e l'Asia passi per lo spartiacque del Caucaso, includendo conseguentemente il Monte Elbrus all'interno dell'Europa”.

 

Un Ente che, con una visione proiettata al futuro e all’innovazione, coccola storia, identità e tradizione. Un must riconosciuto 

“Non c’è futuro senza il ricordo del passato. Per questo, ad esempio, abbiamo dato vita alla Corsa del Ricordo che, ogni anno, si svolge a Roma, a Trieste e che è promessa in altre città italiane dove sono più presenti le comunità degli esuli Giuliano-Dalmati. 

Carretti, treni, una nave: i mezzi con cui 350mila persone lasciarono le proprie terre dalla Venezia Giulia, dall’Istria, dal Quarnaro alla fine della Seconda Guerra Mondiale. I più fortunati: quelli che non terminarono la propria vita nel buio delle Foibe in un eccidio che svuotò dei propri abitanti interi villaggi e cittadine. Da anni ASI rende loro il giusto tributo”. 

 

Per ASI, dati alla mano, una crescita costante

“Sin dalla sua nascita, ha contribuito a promuovere lo sport come diritto per tutti e a valorizzarne la dimensione associativa e culturale. Un Ente che produce passione sportiva in tutta Italia attraverso la sua struttura centrale e periferica e grazie al suo eterogeneo tessuto associativo. Un Ente in costante crescita che ha saputo analizzare le necessità della base, la domanda interna ed esterna, precorrendo spesso i tempi.

I numeri (certificati da fonti ufficiali, Registro CONI in primis) non mentono mai. Ragionando in quadrienni: nel 2012 avevamo 5.221 società, nei quattro anni successivi 10.059 e oggi 12.041. Anche il dato legato ai tesseramenti non è da meno: erano 568.00 nel 2012, 775.00 nel secondo quadriennio e 1.315.000 oggi. Sono numeri che ci devono rendere soddisfatti della esaltante galoppata effettuata, considerando anche l’ampio margine di crescita che ancora abbiamo”. 

 

Questo, nonostante un mondo dello sport di base in forte crisi, soprattutto in questo periodo emergenziale

“Siamo stati sicuramente riconosciuti come baluardo di questo comparto, avendo dato battaglia in tutte le sedi: dal Parlamento alla piazza, passando per campagne stampa – portando numeri e studi, uno dei quali è stato anche pubblicato in Gazzetta Ufficiale - che hanno contribuito a risvegliare i Media spesso troppo concentrati sul Calcio e sui grandi eventi che fanno cassetta. Abbiamo ricordato a tutti che il mondo dello sport, maltrattato da tante decisioni governative, è stato sempre vicino ai cittadini: promuovendo sani stili di vita, facendo crescere i nostri figli con quelle regole legate al sacrificio, al rispetto per il prossimo, alla capacità di saper vincere e di saper incassare le sconfitte, specchio della vita. Lo sport è sempre stato un presidio per la salute e un traino per il Sistema Paese.  

Un movimento che, peraltro, muove l’1,6% del Pil, 3,8 considerando l’indotto.

 

Ci siamo battuti anche contro l’ultima presa in giro, la chiusura di palestre, piscine e centri sportivi già duramente provati dal periodo di lockdown, che hanno investito pesantemente su sanificazioni e infrastrutture, per adeguare i propri centri alle linee guida dettate dal Governo che, una settimana prima, aveva minacciato nuove e più gravose chiusure (“daremo una settimana di tempo per adeguarsi ai protocolli di sicurezza”). Poi, il colpo finale - che mostra incoerenza - a strutture che, dai controlli effettuati, non avevano mostrato irregolarità! 

Chiusure, peraltro, non seguite da sostegni economici adeguati. Continuiamo a ricordare a tutti che lo sport è la soluzione e non certo il problema. 

 

Ma anche nella nostra quotidiana e statutaria attività ci siamo fatti trovare pronti. A pochi giorni dall’inizio del lockdown abbiamo ottenuto l’estensione delle coperture assicurative per l’attività svolta in casa. 

Non si svolgevano attività sportive competitive, eppure attraverso il web abbiamo proposto aspetti didattici mirati al benessere”. 

 

Coniugando il periodo di stop forzato con iniziative di beneficienza. Grande eco ha avuto la vostra challenge, rimbalzata su tutti i giornali. 

Quindici secondi di flessioni, con una canzone italiana in sottofondo, da intonare. Il tutto per sostenere, attraverso una donazione, l'Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo: questa è stata la formula della challenge, divenuta subito virale.

Hanno partecipato in tanti, cittadini comuni e campioni dello sport. Il primo a raccogliere e lanciare la sfida è stato il campione di MMA Carlo Pedersoli jr, nipote dell’azzurro di Nuoto Carlo Pedersoli, noto nella sua seconda vita artistica con lo pseudonimo di Bud Spencer cui è intitolata anche una sezione del nostro premio ‘Sport&Cultura’. 

Francesco Acerbi ha intonato una canzone di Battisti cara ai tifosi della Lazio. E' utilizzata per celebrare le vittorie in casa biancoceleste. Bruno Conti, ha dribblato anche i compiti della challenge. Il suo video mostra un paio di flessioni ma lui conta fino a 500 per sdrammatizzare un momento difficile.  

Nomi importanti hanno partecipato, tra cui Luis Alberto, Antonio Tempestilli, Giuseppe Giannini, “Ciccio” Graziani, Massimiliano Cappioli e Fabio Petruzzi. E ancora, l’ex juventino Alessandro Matri e Cristian Brocchi che ha vestito per anni la maglia del Milan. Il difensore dell’Atalanta Rafael Toloi, la Nazionale, Valentina Giacinti, Stefano Battistelli, primo uomo a vincere nel Nuoto una medaglia azzurra ai Giochi Olimpici. E poi, i fratelli Duran, Emanuele Della Rosa. E ancora, il ballerino Kledi, Mvula Sungani, Luca Capuano, Giorgio Borghetti, Enio Drovandi, i comici Dado e Gabriele Cirilli. E tanti altri ancora.  

 

Tra questi, c'è anche Dario Marcolin, cresciuto calcisticamente in terra lombarda, a Cremona, una delle tre città inizialmente colpite con Codogno e Bergamo. Due vittorie europee con l'Under 21 e uno Scudetto con la Lazio. Il suo video ha qualcosa di speciale. Nasce con un sentimento speciale. Girato poco dopo la morte del papà per colpa del Coronavirus. Ha deciso di contribuire. Ancora di più. Per l'ospedale di Bergamo... e per ritrovare un sorriso”. 

 

Durante l’Assemblea Nazionale, ha colpito l’intervento del vostro Presidente Provinciale della provincia di Lodi, che ha nel suo territorio Codogno ormai famosa per il suo concittadino arrivato in Italia il 21 gennaio, con un volo diretto da Shanghai. Il paziente 1. 

“Il nostro provinciale, Nicolò Campochiaro ha raccontato con un filo d’emozione di quando i racconti che provenivano da quell’area sembravano al resto d’Italia uscire da un film di fantascienza. Ma lì si cominciava davvero a vivere un incubo che si sarebbe presto esteso a tutta Italia…. Si, molto toccante per tutti”. 


Forte la vocazione di ASI verso i più giovani. Un esempio ne è il Trofeo Giorgio Bravin, la kermesse di atletica più antica d’Italia per quanto attiene ai nostri piccoli atleti.

“Nato nel 1965 è oggi uno dei fiori all’occhiello di ASI, ereditata dal Centro Nazionale Sportivo Fiamma. Il trofeo, giunto alla 53^ edizione, ha anche espresso atleti di valore mondiale, come, al solo titolo d’esempio, Gabriella Dorio. Anche Pietro Mennea ne è stato uno dei protagonisti. Potremmo continuare con un elenco di nomi, in questa manifestazione e in tante altre, ma il dato su cui riflettere è che in questo momento tantissimi italiani stanno facendo sport sotto le bandiere dell’ASI, ed è questo un grande motivo d’orgoglio che non potrà mai essere compreso in qualsiasi elenco, visto che è impossibile citare tutto ciò che sta accadendo in Italia grazie a chi permette di fare attività a milioni di persone”. 

 

Barbaro, ma lei che sport ha praticato? 

“Calcio, Taekwondo e Football Americano. Ho giocato nella Lupi Roma, la prima società in Italia – era il 1980 – a vincere il campionato. Ero 'offensive tackle' (uno dei primi cinque uomini della linea di attacco). Nel Calcio ero spesso dalla parte opposta del campo. Portiere”. 

 

E’ già iniziato il futuro per un Ente dinamico come è ASI?

“Tanti i fronti aperti. Abbiamo cercato di capire in che modo le istituzioni potessero dare risposte alle dinamiche legate alla vita del mondo dello sport, ad esempio alla valorizzazione degli operatori. Abbiamo raggiunto un grande successo con un’associazione di categoria che si chiama ‘Manager Sportivi Associati’, che rappresenta l’avanguardia degli aspetti legati a quanto un’associazione di categoria abbia bisogno di pronunciarsi quotidianamente per migliorare la vita degli associati, qualificandola maggiormente. Altra intuizione, durante il lockdown, è stata pensare a coloro che gestiscono impianti sportivi, che hanno sempre avuto poca attenzione da parte delle pubbliche istituzioni e sono sempre stati poco tutelati. Abbiamo capito che c’era bisogno di un’altra grande organizzazione di categoria, appunto per chi gestisce impianti sportivi. Cito solo un dato, che fa spavento: nel nostro Paese si pagano 12 miliardi di euro di affitto l’anno. Questo ci ha fatto capire quanto questo aspetto doveva essere valorizzato e così abbiamo costituito la Ciwas (Confederazione Wellness Sport Salute), un sindacato che si occupa di queste dinamiche, non troppo seguite. 

E poi, la spinta forte verso l’area del sociale e del Terzo Settore”.

 

E, proprio in tema di sociale, una grande sorpresa annunciata in Assemblea…

“ASI sta guardando anche alla gestione diretta di impianti con forte impatto e funzione sociale come può essere una struttura sportiva all'interno di un ospedale tra i più grandi del Paese, il Niguarda di Milano”.

 

Terminiamo questa intervista con un altro momento della recente Assemblea elettiva nel ricordo di chi non c’è più: “Il nostro Ente – ha detto Barbaro in Assemblea con un visibile filo di commozione - è saldamente ancorato alle radici e al ricordo, di chi ha reso l’ASI una splendida realtà. L’aver celebrato lo scorso anno le nozze d’argento ci deve far riflettere sugli amici che ci hanno accompagnato in questo percorso e costruito questa casa comune e che purtroppo ci hanno lasciato. L’ultimo distacco è quello con il Senatore Giulio Maceratini; dobbiamo molto al suo insegnamento. E’ stato un grande uomo, un grande amico, un secondo padre e un grande politico. Se sono quello che sono e siamo quello che siamo, lo dobbiamo anche all’insegnamento di uomini come lui”. Viene chiamata la moglie di Maceratini sul palco, la signora Lucia. E’ vicina a Barbaro, con una pergamena e dei fiori in mano, qualche lacrima sul viso. Non c’è presente senza il ricordo del passato. 

 

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